L’abbiamo chiesto mesi fa al Campidoglio e oggi lo chiediamo un’altra volta: tirate fuori nomi e cognomi di tutti gli inquilini degli immobili comunali, case e locali commerciali. Ci sarà un motivo se questo quotidiano, in tempi non sospetti, è stato ogni giorno alle prese con l’inquietante inchiesta Affittopoli, scavando capitolo dopo capitolo nel torbido di una gestione del patrimonio pubblico che dire allegra è un eufemismo. Un lavoro giornalistico portato avanti quasi in solitaria e, permettetecelo, a colpi di scoop. Sono saltati fuori appartamenti di pregio in centro storico affittati al prezzo di una cena in pizzeria, locali commerciali dove per anni (e per due spicci) hanno fatto affari discoteche, ristoranti, centri sociali. Sono venuti a galla «favori» decennali a circoli politici - come quello storico del Pd in via dei Giubbonari, a due passi da piazza Campo de’ Fiori - con affitti bloccati agli anni Settanta. Dai contratti a cinque euro al mese per case a due passi dal Colosseo si è passati alle migliaia di inquilini morosi e alle decine di spazi occupati abusivamente, senza aver mai firmato contratti d’affitto con gli uffici capitolini. Una sciatteria amministrativa, che, calcolatrice alla mano e con l’aiuto di note agenzie immobiliari, è costata alle casse del Campidoglio più di un miliardo di euro, quanto pagano i cittadini romani ogni anno in tasse sulla casa. Uno scandalo che ha portato la Procura di Roma a ipotizzare una serie di reati e ad accendere un faro sulle tante anomalie nella gestione degli immobili pubblici con accertamenti su più di 400 locali commerciali. Un’inchiesta partita dalle denunce de Il Tempo sul Circolo degli Artisti, tra i più noti locali della movida romana, feudo della Margherita prima, dei Ds poi e oggi dei giovani dem, dal 1998 in pista senza aver mai ottenuto regolare concessione dal Campidoglio. Un’inchiesta giudiziaria che promette scintille. La prima pagina del 24 febbraio, che pubblichiamo tra queste colonne, è solo una delle decine che sono state dedicate ad Affittopoli nell’arco di cinque mesi. Il garante della privacy in un’intervista rivelava che niente, in nome della trasparenza, avrebbe potuto vietare all’Amministrazione romana di rendere pubblici gli elenchi degli affittuari capitolini. Ma l’allora assessore al Patrimonio, Cattoi, e il collega vicesindaco Luigi Nieri, si opposero alla nostra richiesta motivando il «niet» con la scusa che si trattava di case popolari e che andava quindi tutelata la privacy di cittadini non abbienti. Oggi, le rivelazioni del neo assessore capitolino alla Mobilità, Stefano Esposito, secondo il quale sarebbero almeno una quarantina gli alloggi popolari assegnati a membri della famiglia Casamonica o a persone riconducibili al clan, gettano nuove ombre sulla gestione del patrimonio immobiliare del Campidoglio amplificando l’eco delle richieste di trasparenza urlate mesi fa dal nostro quotidiano. Alla nostra voce solitaria oggi si aggiunge quella di esponenti del Pd che sempre più vogliono risposte dal collega di partito e sindaco della città, Ignazio Marino. Così ieri, Stefano Pedica, ha dichiarato: «Bisogna rendere trasparenti le modalità di assegnazione degli alloggi pubblici, e per farlo occorre avere un’idea chiara di chi oggi ancora ne usufruisce. È necessario capire quanti sono i partiti e i politici che occupano a scrocco o per importi ridicoli immobili pubblici. La politica dimostri veramente che i tempi sono cambiati. Il censimento deve partire da Roma perché la politica romana tutta con queste regalie ha creato una voragine nel Bilancio capitolino». Ieri, intanto, mentre le rivelazioni dell’assessore Esposito gettavano nuova benzina sul fuoco della figuraccia mondiale dei funerali in pompa magna di Vittorio Casamonica nella chiesa di Don Bosco, alla perifieria sud della Capitale, il Campidoglio si trincerava in difesa dettando alle agenzie di stampa i numeri di una prima ricognizione effettuata sulla groviera gestionale del patrimonio immobiliare. Sarebbero già 743 gli abusivi «pizzicati» dalla task force congiunta messa in campo dagli assessori Marco Causi (Bilancio), Francesca Danese (Casa ed emergenza abitativa) e Alfonso Sabella, l’ex magistrato oggi assessore alla Legalità, che avrebbe già chiesto agli uomini della Polizia locale una verifica sullo scandalo delle assegnazioni di immobili in uso ai Casamonica, rivelato dal collega di giunta, Stefano Esposito. Mentre le immagini dell’elicottero che lancia rose sul feretro del padrino Vittorio Casamonica continuano a fare il giro del mondo e le istituzioni tentano goffamente di divincolarsi tra «il non sapevo» e «sapevo ma che potevo fa’», Beppe Grillo annuncia «di denunciare il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e il sindaco Ignazio Marino (ancora in vacanza ai Caraibi) e chiedere loro il risarcimento per i danni di immagine, decoro e reputazione subiti da Roma e dall’Italia».
Scoppia l'Affittopoli dei Casamonica
Nuovo scandalo in Campidoglio. L’assessore Esposito solleva il caso: "Alloggi municipali al clan" LEGGI ANCHE A Don Bosco guelfi ghibellini e polizia
