Roma Capitale

Mille negozi non riaprono a settembre

Confesercenti: «In crisi soprattutto le nuove attività in periferia»

Agosto segna la fine di altre mille piccole attività commerciali. Negozi, di Roma e provincia, in piena crisi, con le saracinesche abbassate e senza alcun cartello di inizio e di fine vacanza, come ci siamo abituati a vedere in giro in questi giorni. Semplicemente non riapriranno quando la città si rimetterà in moto a settembre. Sono soprattutto negozi di abbigliamento, calzature, piccoli alimentari, che hanno provato a diversificare magari vendendo prodotti tipici di altre regioni italiane, ma che non ce l'hanno fatta comunque. «Prosegue Un'emorragia ormai inarrestabile – commenta Valter Giammaria, presidente di Confesercenti, che ha in mano i numeri della crisi – che quasi non fa più notizia. Eppure si parla di piccole imprese, di un settore fondamentale come il commercio che produce Pil ma che si sta lasciando morire, giorno dopo giorno, nell'indifferenza generale». Colpisce, secondo la Confesercenti, che i negozi che non riapriranno a settembre sono per lo più nuove imprese, attività nate non oltre un anno fa che nonostante gli sforzi e gli investimenti iniziali hanno dovuto fare i conti con il salasso degli affitti, la concorrenza di attività straniere, gli abusivi. A risentire maggiormente di questa «emorragia» sono i quartieri popolari. «Ci sono quartieri di periferia dove non è più possibile trovare un alimentari – continua Giammaria – intere strade, come via Boccea, dove hanno chiuso in un solo colpo e nell'arco di sei, sette mesi, otto negozi». I saldi, che si sono appena conclusi, non hanno fatto che evidenziare questa realtà. Insomma il miracolo ancora una volta non c’è stato. Per la Confesercenti, infatti, le svendite hanno segnato un calo del 15-20% rispetto allo scorso anno con punte di -30% in alcune zone. Non sono bastati i metà prezzo, i «3x2», le promozioni di ogni genere e meno che mai la partenza in anticipo che quest'anno ha visto un gran numero di piccole imprese praticare i saldi dalle tre alle due settimane prima dell'avvio ufficiale. Alcuni negozi sono passati rapidamente dai saldi agli ulteriori ribassi (a volte fino al 70% in meno sul prezzo di partenza) per cessazione dell'attività. In poche parole, fallimento. Quei locali con le saracinesche abbassate non le rialzeranno così presto. «Secondo i dati a nostra disposizione – è ancora il presidente dell'associazione di categoria – il tempo che passa tra la chiusura e una nuova apertura è di 6 mesi, un anno, ma non di rado il locale resta sfitto anche due anni». Quando queste attività riprendono vita, poi, sono spesso altri marchi, altri settori commerciali rispetto a quello che ha chiuso: il fenomeno del turn over riguarda, ormai, un negozio su tre. Oppure al loro posto si piazza la grande distribuzione, con supermercati e grandi magazzini, che diventano la vera concorrenza per chi ancora cerca di resistere. Un fenomeno forse inevitabile cambiando le abitudini e gli stili di vita, ma che comunque mette in allarme chi crede che il «piccolo» negozio sia ancora un valore aggiunto per la città.

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