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L’umile frate che al solo ricordo ancora moltiplica la fede

di Riccardo Scarpa

Quando era in vita, di Padre Pio da Pietrelcina, San Pio dal 2002, era nota la burbera discrezione, il suo rifuggire dai clamori della cronaca, la ritrosia derivante dalle semplici origini contadine, la modestia dei modi, il rifiuto di ogni protagonismo. Ora che Padre Pio non può più sottrarsi all’invadenza, spesso ossessiva e non sempre motivata con la fede, cresciuta a dismisura intorno alla sua storia miracolosa e al prodigio delle stigmate di cui fu dolorante portatore, il mondo dei vivi sembra quasi ricercare una rivincita su quello stile di vita, che nel silenzio e nell’avverarsi di numerosi miracoli, era stato insieme un segno divino e un insegnamento terreno. Di fatto, Padre Pio non è riuscito a trovare, nel mistero delle morte, quella pace distaccata e serena che aveva inutilmente inseguito in vita. La sua tomba nella cripta della chiesa di S. Maria delle Grazie a San Giovanni Rotondo, è rimasta oggetto del pellegrinaggio di milioni di fedeli da tutto il mondo per quarant’anni dalla sua morte, avvenuta il 23 settembre del 2008. Poi una certa frenesia espositiva, quasi che si volesse rinverdire un mito, invece cresciuto con spontanea dismisura, fino a far diventare Padre Pio recordman mondiale della devozione, con oltre dieci milioni di fedeli a venerarlo e visitare le sue spoglie, più che per S. Francesco d’Assisi e sant’Antonio da Padova. Nel 2008 una prima riesumazione, con l'esposizione dei per quasi un anno e mezzo, dal 24 aprile 2008 al 24 settembre 2009, in una teca in vetro nella cripta del vecchio santuario. Nella riesumazione, si erano rilevati i primi segni di decomposizione, soprattutto al volto, tanto che San Pio è esposto con una discutibile maschera di silicone che ne riproduce le sembianze. Per le celebrazioni del Giubileo indetto da Papa Francesco, il corpo di San Pio di Pietrelcina sarà addirittura in viaggio, per essere esposto in Vaticano dall’8 al 14 febbraio del prossimo anno. Questa ostensione nella Capitale sarebbe espressione di un "desiderio" del Pontefice, che cozza un poco con la necessità di dare finalmente la pace ai resti di un Santo che vive soprattutto nella memoria, nel ricordo di quanti ebbero la fortuna di avvicinarlo, nella preghiera di moltitudini di fedeli, nella storia dei miracoli avvenuti per sua intercessione. Nel nome di Padre Pio opera un network televisivo, una poderosa industria di gadget, un’intensa attività edilizia per la costruzione di alberghi e nuovi luoghi di accoglienza, per un gito d’affari che supera i 600 milioni di euro, 1200 miliardi di lire, in rapida e inarrestabile crescita. Il solo ospedale Sollievo della Sofferenza dà lavoro a 2600 persone, gli occupati negli alberghi, nei 110 ristoranti e pizzerie e nei 132 bar di S. Giovanni Rotondo sono oltre 2.500. Solo per i pasti i pellegrini spendono 50 milioni di euro l’anno, gli hotel attivi sono più di 100. Per Padre Pio a cui bastava uno spoglio altare, è stato costruito un santuario di 6mila metri quadri, progettato da Renzo Piano, che sembra più un palazzetto dello sport che un luogo sacro, per una spesa di oltre 70 miliardi di vecchie lire, una sola pietra venduta a 25 euro, 50 per una canna d’organo, il crocefisso di Arnaldo Pomodoro costato da solo un milione e mezzo di euro. Cifre da capogiro, che avrebbero fatto inorridire il Santo, nato povero e vissuto in povertà, ma che da sole testimoniano la diffusione mondiale del culto a lui rivolto, quello di un umile frate che ancora crea e moltiplica fede solo nell’essere nominato. Basta un'immagine, una piccola reliquia, un ricordo, un episodio per avvicinarsi a lui e rivolgergli una preghiera, sentirlo partecipe dei propri problemi o delle proprie sofferenze. Perché i santi hanno il privilegio di vivere in ogni luogo e in ogni mente. Non è necessario renderli itineranti. I miracoli, soprattutto economici, per i vivi li hanno fatti,solo esistendo e rivelandosi a noi. Lasciamoli ora riposare nei cuori di chi crede in loro.

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