Roma Capitale

Atac, una voragine di 58 milioni

Il buco della partecipata del trasporto costa 3,77 euro al secondo

Quanto costa il buco nero di Atac ai romani? Tre euro e 77 centesimi. Al secondo. Basti pensare che dal 1 gennaio al 30 giugno 2015 «la perdita di competenza del periodo» è stata di 58 milioni 704mila 210 euro. Un’enormità, una somma scritta nero su bianco all’interno del maxi-emendamento al bilancio d’assestamento del Comune di Roma, redatto dal neo assessore Marco Causi e approvato la scorsa notte in Assemblea Capitolina. Ma non è tutto, perché durante il mese di luglio passato fra polemiche, proteste, dimissioni e licenziamenti, l’azienda capitolina ha bruciato altri 9,7 milioni di euro. E altrettanti saranno gettati al vento se non ci sarà una concreta inversione di rotta entro il 31 agosto. Insomma, Atac più che a uno strumento per prestare servizi ai cittadini somiglia a una sorta di fornace che brucia soldi. Parliamo ovviamente di "perdite", quindi non della spesa necessaria per far funzionare il tpl cittadino, ma della mera differenza fra le entrate e le uscite. Con la manovra di venerdì notte il Campidoglio ha regalato altri 40 milioni cash alla sua municipalizzata (oltre a 18 treni del presunto valore di 140 milioni), ma di questo passo non basteranno per arrivare al mese di dicembre. Il testo dell’emendamento evidenzia il calo di incassi da biglietti, abbonamenti e ticket per i parcheggi, attraverso la «flessione dei ricavi tariffari rispetto al consuntivo del 30 giugno 2014, con particolare riferimento ai Bit e ai titoli metrebus lazio» e ad una «riduzione dei ricavi da mobilità privata, a causa della diminuzione dei ricavi medi unitari». La relazione contenuta nell’emendamento Causi è a dir poco allarmante. E qui non c’entra più il destino della municipalizzata, quanto quello dei conti capitolini. Basti pensare che per i servizi sociali nei municipi sono stati assegnati appena 3,5 milioni di euro (la perdita di Atac dopo 10 giorni) e il vicesindaco Causi, suo malgrado, ha quasi esultato in Commissione Bilancio per aver recuperato 5 milioni di euro di rimborsi sul contributo allo Stato per Imu e Tasi. Insomma, senza la fornace brucia soldi di Atac, la Giunta di Ignazio Marino non avrebbe alcun problema a gestire le altre emergenze cittadine. Anzi. I problemi non finiscono qui. È andata infatti deserta, ancora una volta, la gara per l’acquisto dei primi 100 nuovi autobus, a ecodiesel, sui 700 promessi, indispensabili in vista del Giubileo 2016. Il bando scadeva il 31 luglio, ma a quanto si apprende nessuna azienda ha deciso di partecipare, non avendo alcuna fiducia nelle capacità di Atac di onorare i pagamenti. Così, la gara è stata prorogata (per la seconda volta) al 10 settembre. Una grana in più per il direttore generale Francesco Micheli, la cui posizione però è ancora sub-judice: il collegio dei revisori, infatti, ha invocato una «interpretazione autentica» da parte del ministro alla Funzione Pubblica, Marianna Madia, sulla regolarità della sua nomina. Micheli, infatti, è in pensione e, a rigor di legge, dei dirigenti in quiescenza non possono ricoprire incarichi in aziende pubbliche. Sulla scrivania del ministro c’è già un’interrogazione del suo predecessore, Renato Brunetta, alla quale prima o poi qualcuno dovrà rispondere.

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