E gregio Presidente Zingaretti, Dalla cessione da parte del Comune di Roma della Centrale del Latte di Roma, deliberata nel 1998, sono passati ormai tanti anni. Nel frattempo:l’amministrazione comunale ha cambiato nome divenendo Roma Capitale, le società acquirenti hanno subito profonde trasformazioni…ma la Centrale del Latte non è tornata all’originario e legittimo proprietario. Un contratto dichiarato nullo corre il rischio di continuare a produrre effetti neutralizzando di fatto le pronunce dell’Autorità giurisdizionale. Ma la questione non riguarda solo il rispetto delle sentenze proclamate dai giudici in nome del popolo italiano. C’è di più ! E questo si coglie nello stesso sito web della Centrale del Latte di Roma dove si proclama che «In ogni romano ci sono ricorsi di famiglia legati alla Centrale del Latte di Roma, una lunga storia fatta di tradizione, qualità ed innovazione». Si tratta di un’affermazione vera e profonda: i cittadini romani hanno acquistato il latte in quanto erano certi della qualità del prodotto e della sua territorialità. Se sul logo fosse stato indicato il nome di un’altra città…probabilmente i romani non l’avrebbero acquistato. La riprova di tale collegamento si è avuta nel generalizzato dissenso per le prescrizioni comunitarie dirette ad ammettere la produzione di formaggi con polvere di latte. Quale collegamento può ravvisarsi tra un territorio ed un prodotto caseario se si trasforma non latte ma polvere di latte? Le Istituzioni che rappresentano la citta di Roma e che hanno a cuore il territorio laziale hanno manifestato attenzione per la questione della polvere di latte ma ora devono intervenire per la Centrale del Latte! Non è possibile che la Centrale del Latte di Roma mortifichi gli allevatori riconoscendo un prezzo alla stalla che non copre neanche i costi di gestione e produzione. Gli allevatori laziali stanno cercando di migliorare il prodotto, allineandosi alle esigenze dell’industria e alle aspettative dei cittadini, ma non si può accettare una riduzione del prezzo dietro il ricatto di un diverso approvvigionamento. Se la Centrale del Latte è di Roma deve rifornirsi di latte del territorio, oppure avere l’onestà di dichiarare ai clienti che si somministra latte munto in altre Regioni o in latri Paesi, senza alcun collegamento con Roma e il suo territorio. Le Autorità antitrust di altri Paesi europei hanno sanzionato le condotte abusive dell’industria di trasformazione; si auspica che anche in Italia si vigili con adeguata attenzione sulle dinamiche di composizione del prezzo del latte. A Roma Capitale e alla Regione Lazio si chiede di salvaguardare il patrimonio di cultura e di tradizione assicurando, che qualunque sia la sorte del pacchetto di maggioranza della Centrale del Latte di Roma, la stessa si impegni a rispettare una sorta di "clausola sociale". La socialità della clausola persegue l'interesse a che la produzione laziale non sia smantellata in favore di approvigionamenti estranei a quella storia e tradizione che la Centrale del Latte di Roma evoca nella propria presentazione. L’elusione delle statuizioni dell’Autorità giurisdizionale squalifica non solo chi impedisce il ripristino della legalità, ma anche chi resta inerte e tollera che un pezzo della storia di Roma venga smantellato. Se si vuole che la Centrale del Latte di Roma rappresenti un asset del territorio ogni soggetto pubblico deve intervenire per salvaguardare i consumatori e gli allevatori.
Salvate la Centrale del Latte di Roma
di David Granieri * Egregio Presidente Zingaretti, Dalla cessione da parte del Comune di Roma della Centrale del Latte di Roma, deliberata nel 1998, sono passati ormai tanti anni. Nel frattempo:l’a...