Roma Capitale

115.000 i cittadini della Capitale che vivono sotto la soglia di povertà

E i barboni sono aumentati del venti per cento nel giro di un anno

Rate del mutuo saltate, il lavoro che non c’è più, una separazione scomoda. E ci si ritrova in strada, per campare. Indigenti nella propria città, senza più un posto dove stare. Storie accomunate da simili destini. Una vita ospiti di parenti o conoscenti generosi (a chi dice bene) oppure in tenda, in auto, in roulotte, nella Capitale d’Italia con alle porte il Giubileo straordinario. Secondo gli ultimi dati dell’Acli forniti quest’anno il 4% dei romani vive sotto la soglia di povertà, 114.819 cittadini della Capitale. Mentre in base agli ultimi dati Istat, sono 7.800 i senza fissa dimora a Roma. Parliamo di povertà estrema e grave indigenza: dagli sfrattati ai clochard fino, soprattutto, ai nuovi poveri romani, un popolo di «invisibili» che ingrossa le sue fila di giorno in giorno. Di questi, oltre 2.500 non trovano riparo per la notte, più di 2.000 vivono in alloggi di fortuna. Dati che aumentano per la disoccupazione (13%) soprattutto giovanile (42,9%) che ha spesso come conseguenza proprio la perdita della casa. Numeri confermati da Sant’Egidio nelle premesse alla ormai famosa guida «Dove mangiare, dormire, lavarsi – 2015», il vademecum per i poveri arrivato alla sua 25° edizione, che di anno in anno ha aiutato migliaia di bisognosi a sopravvivere nella Città Eterna. Ad avvalorare il quadro i numeri scioccanti arrivati dagli Help center delle stazioni. Un servizio di solidarietà nato dalla collaborazione di Ferrovie italiane, enti locali e terzo settore, e che nel 2014 è stato testimone di un «aumento preoccupante» della povertà nel nostro Paese, Roma in testa. Al centro di aiuto della Stazione Termini, nel 2014, i nuovi utenti sono aumentati del 58%. 1.722 persone su un totale di 2.927. Uno su 4 ha il domicilio «on the road» (23%). Inoltre, dal primo gennaio ad oggi hanno chiesto aiuto 2.700 persone disagiate, 650 italiani (praticamente uno su quattro), di cui 1.600 nuovi utenti. Chi vive un profondo malessere sociale per far fronte alla quotidianità diventata un’impresa si rivolge a loro chiedendo di poter accedere a una mensa, fare una doccia, avere dei vestiti puliti. Tra loro la percentuale di romani è cresciuta quasi del 30% nel corso dell’ultimo anno. E parliamo solo di chi si è fatto registrare (330.844 i cosiddetti interventi «a bassa soglia», ossia gli anonimi non «schedati», i frequentati non stabili, rimasti fuori dalle statistiche, ora rafforzate dall’avvio del sistema di monitoraggio Anthology adottato dal Campidoglio). Un trend già rilevato dalla Comunità di Sant’Egidio, che ha deciso di estendere il suo intervento nella periferia della città fino a toccare comuni limitrofi come Nettuno, Civitavecchia, Anzio e Fiumicino, dove punte di estrema povertà sommerse emergono all’occhio. Un fenomeno sociale in espansione anche nelle cronache, quello degli «invisibili di nuova generazione», fotografato a distanza di tempo nell’Urbe e incrementato negli ultimi mesi: dalla povertà emergente in roulotte che ora attanaglia tutti i quadranti (abbiamo contato 107 alloggi su quattro ruote in 48 vie dal centro alla periferia, il 30% in più dal marzo 2013) fino alla tendopoli di romani accampati accanto al centro rifugiati di Casale San Nicola a Roma Nord. A riprova, basta leggere le cifre rese note dall’Inmp, l’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà, alias l'ospedale romano degli ultimi nel quartiere Trastevere, ospitato là dove un tempo sorgeva il San Gallicano. «Oltre 270mila prestazioni sanitarie su circa 85mila pazienti tra stranieri e italiani nell’ultimo periodo», spiega la direttrice generale, dottoressa Concetta Mirisola. E rispetto ai primi anni è aumentato dell’oltre 40% il numero di romani.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.