Roma Capitale

Le accuse nella relazione di Gabrielli

Una settimana su Il Tempo il documento del prefetto sui presunti rapporti illeciti con la malavita locale

Era il 23 luglio scorso quando sulle pagine de Il Tempo è stato messo nero su bianco il nome di Mauro Balini, il patron del Porto di Ostia, arrestato ieri dalla Finanza. L’imprenditore era stato infatti inserito nella relazione del prefetto Franco Gabrielli nella parte in cui parlava proprio della situazione a Ostia sotto l’aspetto della criminalità e di presunti irregolarità nell’assegnazioni di appalti. Un capitolo del documento era infatti riferito alla sede della polizia Municipale del Gruppo X per quanto riguarda la gara per la nuova struttura dove dovevano andare a lavorare gli agenti di Polizia Roma capitale. Si trattava di una indennità di occupazione di 1.166.000 euro, alla quale «viene ammessa la sola Immobilgest 2010 srl relativamente a un immobile in via dell’Idroscalo riconducibile alla proprietà di Mauro Balini). (...) Il comandante della Polizia di Roma Capitale - che in maniera a dir poco singolare non era stato affatto coinvolto nella procedura - informato per caso della vicenda, in quanto destinatario per conoscenza di una nota invata dal dottor Saccotelli, evidenzia formalmente l’assoluta inidoneità dei locali, la cui superficie utile era di gran lunga inferiore a quella richiesta (1.600 metri quadri a fronte dei 2.500 del bando) e che necessitavano di grossi interventi di adeguamento per renderli idonei alle esigenze del Corpo di Polizia Municipale», si legge nella relazione del prefetto. La sintesi delle caratteristiche del quadro criminale ostiense emerge «in maniera molto chiara dall’ordinanza adottata a chiusura dell’operazione Alba Nuova, dove viene in rilievo l’esistenza di un sistema che, attraverso il vincolo di intimidazione, e le correlate situazioni di assoggettamento proprie dei sodalizi criminali, mira a scardinare gli assetti economici locali, attraverso il saccheggio, pacificamente operato, di un territorio significativo per l’immediata contiguità con una grande capitale europea, sede di scelte di governo. Nella correlata ordinanza di sequestro preventivo il gip focalizza l’attenzione sui legami dei clan mafiosi radicatisi a Ostia con l’imprenditoria locale, in particolare con Mauro Balini, presidente del Porto di Ostia, mediati dal pluripregiudicato Cleto De Maria, tratto in arresto il 26 luglio 2013 dalla Squadra Mobile di Roma perché "incaricato della gestione delle attività economiche, in particolare nel porto di Ostia" per conto dei Triassi». Balini, secondo quanto riportato nella relazione di Gabrielli, con il suo corredo di relazioni e contatti «è lo strumento attraverso cui l’organizzazione criminale effettua il salto di qualità verso l’attività commerciale di apparente rispettabilità e liceità volte a convertire lo stesso complesso portuale, attraverso il gioco d’azzardo, in una struttura deputata al riciclaggio».

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