Roma Capitale

Nasce il Marino-ter. Ecco la nuova giunta di Roma

Causi (Bilancio), Esposito (Mobilità), Di Liegro (Turismo), Rossi Doria (Scuola e Periferie) FOTO LE INTERVISTE Causi: "Ora serve flessibilità"

«La cosa migliore del futuro è che arriva un giorno alla volta». Insomma si va avanti alla giornata. Quanto mai azzeccata la frase di Abraham Lincoln scelta da Ignazio Marino per presentare la sua terza giunta in appena due anni al governo di Roma. Un concetto che ribadisce l’estrema precarietà, su più fronti, su cui poggia la nuova squadra capitolina, sostenuta davvero solo da Matteo Orfini, ringraziato pubblicamente dallo stesso Marino. Il primo cittadino chiama in Campidoglio a occuparsi della Mobilità il senatore del Pd, Stefano Esposito, già noto per il suo ruolo di commissario del partito a Ostia. Con Esposito entrano il deputato Marco Causi (vicesindaco e assessore al Bilancio con delega anche al Personale) e Marco Rossi Doria (Scuola e Periferie). A sorpresa, poi, viene promossa dal Consiglio alla giunta anche Luigina Di Liegro: la nipote del fondatore della Caritas diocesana di Roma, don Luigi Di Liegro, ricoprirà la delega del Turismo. I maligni dicono si tratti di un ticket concesso al mondo cattolico proprio in vista del Giubileo. Biglietto costato carissimo a Paolo Masini, che lascia il Campidoglio. L’esponente del Pd - il terzo più votato della lista dopo Estella Marino e Mirko Coratti - è il nono assessore trombato in due anni. Masini aveva già «subìto» il rimpasto a dicembre, quando dai Lavori Pubblici era stato spostato su Scuola e Sport. Proprio la cacciata di Masini apre un nuovo fronte politico. Il gruppo del Pd capitolino ieri ha difeso l’ex assessore affermando che «Roma non può e non deve rinunciare alle sue capacità». Lo stesso esponente Dem ha cercando di stemperare gli animi affermando di aver fatto «un passo indietro per aiutare a chiudere questa fase di stallo». Negli ambienti Pd si racconta di un Nicola Zingaretti contrariato per la scelta di Marino di far fuori uno dei suoi storici pupilli, che però da un po’ di tempo si era allontanato dal gruppo politico capitanato dal governatore e da Massimiliano Valeriani. Il Marino-ter, non poggia su basi solidissime. Spetterà a Marco Causi (soprattutto) e Stefano Esposito provare a ricucire i rapporti con il governo e con il premier Matteo Renzi. Il neovicesindaco a questo proposito ha annunciato per martedì la convocazione del suo primo tavolo interistituzionale con Palazzo Chigi. Ancora peggiori i rapporti fra Marino e Zingaretti: i seguaci del governatore sono spariti dall’Assemblea Capitolina e dalla giunta e il sindaco non ha voluto assecondare le sue richieste sul futuro di Atac. Dalla Regione nessuna notizia di un imminente disgelo. Infine, può sembrare un’inezia, ma non aiuta nemmeno il fatto che di 12 assessori soltanto 3 siano nati a Roma (Marta Leonori, Estella Marino e Giovanna Marinelli). Ancora di più preoccupano i numeri in Campidoglio. Con l’uscita di Sel e la dimensione di «indipendente» del radicale Riccardo Magi, la maggioranza è scesa a 25 membri (sindaco compreso), su 49. Per questo, Marino ha dato mandato al fido Roberto Tricarico di sondare la disponibilità di Mino Dinoi (eletto con Marchini ma al Misto) e Gianluigi De Palo (ex assessore di Alemanno) ad avvicinarsi alla maggioranza. Intanto, in attesa del verdetto del ministro Alfano sulla relazione del prefetto Gabrielli, ieri Marino ha illustrato il suo «programma di mid-term», perché dopo «due anni per cambiare il modo di governare la città, abbiamo tre anni per cambiare la città»: le priorità sono decoro, mobilità, trasporti, casa e trasformazione urbana, oltre a Giubileo e Olimpiadi. Sulla pulizia della città, Marino ha annunciato l’assunzione di 300 operatori ecologici, la sostituzione di 60mila cassonetti, una gara sperimentale per lo spazzamento e l’integrazione degli impianti di Ama e Acea per lo smaltimento dei rifiuti. Altro fronte caldo è quello dei trasporti, per il quale è stato assicurato l’arrivo delle prime 500 auto elettriche del car sharing entro il 2015, per un totale di 2500 entro il 2016; la riapertura entro Pasqua della stazione di Vigna Clara e l’apertura della stazione della Metro C di San Giovanni entro la fine dell’anno prossimo. Annunci cui è seguita una frecciatina a Renzi: «Ha ragione nell’affermare che l’amministrazione della Capitale deve essere valutata per ciò che ha fatto e che fa», anche se «quando mi sono insediato l’unica cosa che mancava lungo il percorso del Campidoglio erano le mine antiuomo».

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