Mafia Capitale aveva compiuto «un salto di qualità». Dalle estorsioni agli appalti pubblici. Il tutto «grazie» anche «ai rapporti di amicizia e comune militanza politica» che Massimo Carminati, il boss incontrastato dell’organizzazione, «intratteneva con Maurizio Pucci (ex assessore comunale Pd ai Lavori pubblici), Franco Panzironi (ex ad di Ama) e Luca Gramazio», consigliere regionale del Pdl. Un sistema illecito che si sarebbe protratto «sino ad epoca prossima all’emissione dell’ordinanza del gip con modalità che dimostrano una consuetudine e una abitualità sconcertante, indice di un malcostume generalizzato che inquina tutta l’attività pubblica». Gli indagati, quindi, avrebbero continuato ad agire illegalmente anche nei sei mesi successivi alla prima ondata di arresti. A queste conclusioni giunge il Tribunale del Riesame di Roma, in queste prime motivazioni della sentenza con cui ha sostanzialmente confermato l’impianto accusatorio della Procura della Repubblica di Roma sul secondo troncone dell’indagine Mafia Capitale. Il presidente Bruno Azzolini e i giudici Gian Luca Soana e Maria Viscito hanno sviscerato tutte le ipotesi d’accusa dell’indagine, analizzando le posizioni di Salvatore Buzzi, Claudio Caldarelli e Paolo Di Ninno per i quali è stato confermato il carcere; di Emanuela Bugitti, Alessandra Garrone, Giordano Tredicine (ex consigliere comunale di Forza Italia), Stefano Bravo e Guido Magrini rimasti ai domiciliari, mentre sono stati parzialmente accolti i ricorsi di Franco Figurelli, Massimo Caprari (ex capogruppo in Capidoglio del Centro democratico), Angelo Scozzafava, Antonio Esposito e Pierpaolo Pedetti (ex consigliere comunale del Pd) finiti ai domiciliari, mentre per Mario Monge l’obbligo di firma. L’ALTER EGO DI CARMINATI Secondo il Tribunale del Riesame, Buzzi avrebbe dimostrato di «dedicarsi al crimine in maniera davvero infaticabile» e di essere «senza scrupoli». I giudici spiegano che la sua presunta attività corruttiva «ha coinvolto, nel Comune di Roma, pubblici ufficiali e anche un assessore della consiliatura attuale» di Ignazio Marino. Attraverso una galassia di cooperative riconducibili al Gruppo 29 giugno si sarebbe «adoperato al fine di tessere trame di accordi illeciti», attivandosi per «prevalere» sulle società rivali che ambivano agli stessi appalti «con l’aiuto di amministratori pubblici a vario livello. Nei confronti dei politici e dei funzionari pubblici la sua capacità di “sapersi muovere” e la sua “generosità” sono notorie al punto che alle volte sono quelli che gli offrono opportunità che non ha neanche ricercato». Buzzi rappresenterebbe un «punto di riferimento dei sodali» e sarebbe «fidatissimo alter ego di Carminati, con il quale per sua stessa ammissione “sta a metà”». L’ex estremista di destra, con trascorsi nella Banda della Magliana, sarebbe sempre «pronto a intervenire» in favore di Buzzi, con «la forza di intimidazione che gli deriva dal suo passato criminale per convincere chi non vuole farsi convincere dal denaro della corruzione». RICERCA DELLA CORRUZIONE Interessante l’analisi che il collegio fa dell’ex capogruppo di Centro democratico, Caprari. Per i magistrati «emerge una sconcertante condotta». Al punto che «eletto per la prima volta al Consiglio Comunale (in precedenza era stato consigliere provinciale e presidente del V Municipio), si attiva, immediatamente, per avere contatti con Buzzi» così da «tentare di intraprendere con quello un rapporto corruttivo». Una ricerca, dunque, che si baserebbe sulla «conoscenza della condotta illecita da Buzzi svolta nei confronti di altri consiglieri». Al riguardo, «emblematica è la conversazione con il Buzzi durante la quale è Caprari a informarsi in ordine all’entità del compenso corruttivo che l’imprenditore è solito corrispondere, dichiarando di accontentarsi del “5%” sui lavori che riuscirà a far ottenere alle cooperative di Buzzi». I SERVIZI DI TREDICINE «Analogo discorso – si legge nell’atto – può farsi per Tredicine». Da «diversi anni risulta essere al servizio del gruppo Carminati-Buzzi, avendo utilizzato le proprie funzioni di consigliere comunale, prima di maggioranza (durante la Giunta Alemanno è stato presidente di commissione e vice capogruppo), poi di opposizione (quale vice presidente del Consiglio comunale e capogruppo Forza Italia) per favorirlo». Di lui Carminati dice: «Ricambia, è serio poi è uno che è poco chiacchierato nonostante faccia un milione di impicci». «IL PATETICO PEDETTI» L’ex consigliere comunale del Pd non avrebbe «senso della legalità». Lo dice il Riesame, riportando affermazioni del giudice per le indagini preliminari. Ma non solo, perché stando ai magistrati, l’ex politico avrebbe dimostrato un atteggiamento di prostrazione verso Buzzi. Il riferimento è a una riunione «informale» tra i vari operatori per un appalto. Si legge che «pateticamente e senza alcuna dignità» Pedetti «attende istruzioni da Buzzi per conoscere quale dovrà essere la propria proposta».
«Illeciti continuati anche dopo gli arresti»
Il Riesame sulla seconda tranche dell’inchiesta
