L'allarme è scattato intorno a mezzanotte quando le guardie penitenziarie di Regina Coeli hanno trovato il corpo e chiamato immediatamente il 118. Ma per Ludovico Caiazza, il ragazzo di 32 anni arrestato con l'accusa di essere il killer del gioielliere romano ucciso durante una rapina mercoledì scorso, non c'era già più niente da fare. Un pezzo di lenzuolo stretto al collo e agganciato alla finestra, si è suicidato così il pregiudicato napoletano che era stato fermato sabato scorso dai carabinieri a Formia mentre era a bordo di un treno diretto a Roma. La procura di Roma aprirà un fascicolo, per il momento contro ignoti, per cercare fare luce sulla morte dell'uomo. Il magistrato che si occupa dell'inchiesta, Sergio Colaiocco, ha disposto per domani l'autopsia. Il presunto killer era in isolamento. Caiazza era arrivato nella sezione "nuovi giunti" del reparto di Grande sorveglianza del carcere ieri pomeriggio. E, da quanto appreso, ieri sera ha deciso di farla finita impiccandosi con un pezzo di lenzuolo stretto al collo e agganciato alla finestra. Gli agenti della polizia penitenziaria che dovevano sottoporre il detenuto a un controllo ogni 7 minuti lo hanno trovato poco prima delle 23. I carabinieri del Nucleo investigativo di Roma lo avevano arrestato sabato sera su un treno mentre cercava di rientrare nella Capitale, dopo una caccia all'uomo durata alcuni giorni. Con sé aveva due pistole e tutta la refurtiva. A tradirlo una telefonata fatta ad un amico. Oggi, in concomitanza con i funerali del gioielliere ucciso avrebbe dovuto essere ascoltato dal gip. L'incontro con la psicologa. Caiazza, una volta messo piede in carcere ieri pomeriggio, ha avuto un colloquio con la psicologa alla quale non è sfuggito "il forte stato di agitazione" del detenuto. Caiazza non si dava pace. Era convinto di aver soltanto ferito a una gamba l'orafo quando il 15 giugno scorso ha fatto la rapina nel suo negozio di via dei Gracchi. Che avesse compiuto un omicidio il pregiudicato napoletano, lo aveva appreso in un secondo momento dalla tv. Alla psicologia, Caiazza aveva manifestato questo suo turbamento che, unito forse a uno stato depressivo, lo ha spinto a compiere il suicidio. Stando a quanto accertato dalla procura, Caiazza, tossicodipendente, sabato era andato al Sert dove sarebbe dovuto tornare anche oggi. Da quanto si apprende ieri pomeriggio, appena giunto in carcere, Caiazza aveva avuto un colloquio con una psicologa del carcere che lo aveva trovato in preda ad "un forte stato di agitazione". Nulla, però, faeva pensare alla possibilità di un gesto estremo. Sempre ieri Caiazza aveva incontrato nel carcere per oltre un'ora il suo avvocato. Indaga anche il Dap Il pm Sergio Colaiocco, che indaga sul suicidio, ha già acquisito la relazione di servizio del direttore del carcere e del comandante degli agenti della polizia penitenziaria. Una delega è stata affidata ai carabinieri del Ris per una serie di accertamenti tecnici da fare nella cella. Nella giornata di domani, infine, si svolgerà l'autopsia presso l'istituto medicina legale dell'Università La Sapienza. E il Dap fa sapere che Caiazza, dal suo ingresso a Regina Coeli, ha seguito l'iter, previsto dal regolamento, a cui vengono sottoposti i cosiddetti "nuovi giunti": visita medica, colloquio con lo psicologo, sistemazione in una cella da solo, con controllo visivo degli agenti penitenziari. Il Dipartimento come accade sempre per i casi di suicidio in cella, ha avviato un'indagine interna per capire la dinamica dell'episodio avvenuto a Regina Coeli.
Suicida in cella il presunto killer del gioielliere ucciso a Prati
Il ragazzo si è impiccato nel carcere di Regina Coeli. Oggi doveva essere ascoltato dal gip. La procura indaga - FOTO I funerali del gioielliere - Il rapinatore confessa: "Non volevo uccider
