«Non me la sento, davvero, non me la sento». Chiusa in casa insieme ai suoi affetti più cari, nell’appartamento in via Cola di Rienzo, Piera De Santis non ce la fa a parlare. Troppo fresca e profonda la ferita per la morte di suo marito Giancarlo Nocchia, il gioielliere ucciso mercoledì pomeriggio da un rapinatore nel suo negozio in via dei Gracchi, a Prati. Le telecamere di videosorveglianza nel negozio messo a soqquadro hanno ripreso tutto: l’uomo che citofona con una parrucca nera e gli occhiali da sole inforcati, la colluttazione e i colpi ripetuti alla testa con un oggetto contundente. Un pezzo di legno, o forse una sfera di metallo, entrambi sequestrati dai carabinieri impegnati senza sosta nel tentativo di rintracciare l’assassino in tempi stretti. Di nuovo sul posto ieri mattina gli uomini del Ris, al lavoro con laser, pc e apparecchiature in grado di rilevare ogni minima traccia biologica riconducibile al rapinatore. Sequestrata anche la scatoletta contenente gli orecchini che poco dopo il delitto era stata trovata in strada da una ragazza corsa a dare l’allarme ai commercianti vicini. Sono stati loro a trovare, alle 17,30, il corpo senza vita del 70enne, accasciato su una sedia dietro al bancone dove per 40 anni ha servito con amore e maestria i clienti. Dissanguato dalla profonda ferita alla testa e con gli occhi sbarrati di chi ha lottato con caparbietà per difendere i sacrifici di una vita. Il balordo che l’ha ammazzato senza pietà avrebbe agito tra le 16, pochi minuti dopo l’apertura pomeridiana, e le 17,15. Non è escluso che il bandito, entrato dopo essersi finto un cliente, abbia avuto un complice in strada a fare da palo e ad attenderlo in macchina per fuggire indisturbati. Le telecamere della banca di fronte alla gioielleria e dei negozi vicini potrebbero aver ripreso la corsa dell’uomo con il bottino in direzione del socio, forse parcheggiato in strada. «Lo prenderemo», ha assicurato il ministro dell’Interno Angelino Alfano. E i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e della compagnia San Pietro continuano a lavorare perché alle parole seguano a breve i fatti. Ieri pomeriggio il generale Angelo Agovino, comandante della Legione carabinieri del Lazio, ha fatto visita alla famiglia della vittima. «Sono fasi decisive per le indagini e bisogna lavorare in silenzio», ha detto. A chiarire la dinamica della rapina e le cause del decesso sarà l’autopsia stamattina al Policlinico Gemelli eseguita dal professor Antonio Oliva su incarico del pm Saverio Francesco Musolino. Oggi pomeriggio fiaccolata a Prati. I funerali, molto probabilmente, sabato mattina in forma privata.
L’orefice morto dissanguato sulla sedia
Colpito in testa con un pezzo di legno o una sfera di metallo LEGGI ANCHE «Ho subito 18 rapine, cinque in una settimana»
