Roma Capitale

L’ombra di Affittopoli sulle dimissioni di Nieri

Nel mirino dei magistrati anche presunte agevolazioni alle coop di Buzzi quando era al Patrimonio

Non solo i rapporti privilegiati con Salvatore Buzzi, le occupazioni abusive e la «resistenza» di Rosarno. Dietro le dimissioni del vicesindaco Luigi Nieri ci sarebbe anche lo scandalo Affittopoli che ha investito in questi ultimi mesi il dipartimento al patrimonio del Campidoglio. Lo scandalo tirato fuori da Il Tempo già nella scorsa estate e deflagrato a febbraio di quest’anno e i legami con Mafia Capitale, è finito dritto dritto nella relazione del prefetto Franco Gabrielli. Tanto che la stessa inchiesta ha, di fatto, portato all’arresto dell’ex presidente della Commissione Patrimonio, Pierpaolo Pedetti, oltre che al sequestro di buona parte dei faldoni dipartimentali relativi alla galassia delle concessioni. Una delega, quella al Patrimonio, di cui era titolare fino a dicembre scorso (ovvero fino al rimpasto post Mafia Capitale) proprio Nieri. Durante la sua gestione, infatti, sono avvenuti due fatti fondamentali nell’economia della vicenda. Il primo riguarda la riduzione di quasi sei volte dell’affitto della Cooperativa 29 Giugno di Salvatore Buzzi per l’immobile di via Pomona, portato da 6.147 a 1.229 euro al mese. Un provvedimento arrivato il 24 ottobre 2014. Uno sconto non indifferente, oltre che retroattivo. «Vista la valenza sociale delle attività svolte dalla Cooperativa - si legge nella delibera - in tema di inserimento nel mondo del lavoro di persone in difficoltà, si ritiene di regolarizzare l’utilizzo degli spazi a favore della Cooperativa medesima con un contratto di concessione per la durata di anni 6, rinnovabili, con decorrenza dal 1/3/2014». Atto per il quale il sindaco Ignazio Marino ha sempre difeso a spada tratta Luigi Nieri. Ma c’e’ un secondo capitolo. Per i magistrati, la Cupola di Mafia Capitale stava cercando di modificare la bozza della delibera per la dismissione del Patrimonio, «al fine di ottenere una riduzione dell’80% sul valore di vendita». Poche settimane dopo vennero presentati in Commissione Patrimonio, guidata da Pedetti, alcuni emendamenti «particolari» (poi arenatisi) dove si auspicava che per le «onlus di servizi sociali di interesse dell’amministrazione» si potessero vendere «gli immobili non commerciali al prezzo di mercato diminuito del 40%» e che per queste onlus il divieto di rivendita venisse «ridotto a 3 anni».

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