Roma Capitale

L’esercito inarrestabile dei facchini invisibili

Le inchieste de Il Tempo sulle centinaia di ragazzi, spesso minorenni, che ogni giorno prendono d'assalto il Car di Guidonia

Un afflusso continuo, inarrestabile. Arrivano all’alba zaino in spalla, scavalcano e restano dentro tutto il giorno. Alla sera tornano indietro, scavalcano di nuovo le recinzioni e se ne vanno via con buste pesanti su per la collinetta, o magari cercando di prendere l’ultimo autobus. È l’esercito dei facchini invisibili, centinaia di ragazzi (moltissimi minorenni) provenienti soprattutto dal Nordafrica e dall’est Europa. Invadono letteralmente i 140 ettari del Car di Guidonia, il Centro Agroalimentare Romano sorto ormai una decina d’anni fa al posto dei Mercati Generali di via Ostiense. Soldatini di un racket gigantesco che da tempo elude il prezioso lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine. Li abbiamo visti e seguiti, noi de «Il Tempo», nel corso delle nostre inchieste. La prima, quella del 30 gennaio 2014, quando siamo riusciti a documentare passo per passo il sistema che permette a queste persone di eludere i controlli della sicurezza e balzare dall’altra parte del muro, in cerca di lavoro e soldi. Arrivano a gruppi o da soli, alcuni sono spaventati mentre altri scavalcano con grande naturalezza, senza nemmeno guardarsi intorno. Quasi 100 persone l’ora, per tutta la mattinata. Ma l’afflusso va avanti anche la notte, quando è attivo il mercato del pesce. Senza contare quelli che si nascondono dentro i furgoni e poi escono in massa al momento di caricare la merce. «Svoltano la giornata - ci ha raccontato uno dei commercianti del Car che abbiamo incontrato durante la nostra inchiesta - Aiutano gli acquirenti a caricare la merce in cambio di una mancia, trasportano pedane, fanno lavoretti e magari alla fine della giornata si portano via un po’ di roba da mangiare». Poi c’è il «commercio delle pedane rotte»: «Qui vicino c’è un’area dove vengono gettate via quelle vecchie: loro le sanificano e le vendono a chi gliele chiede. Noi li segnaliamo, le guardie li cacciano e fanno la multa a chi in quel momento li sta sfruttando, ma poi loro rientrano dopo due ore. È un continuo, non se ne esce». Il problema però sarebbe circoscritto agli acquirenti: «Da noi ci sono regole troppo ferree - afferma il commerciante - non possiamo rischiare multe salate o addirittura la chiusura del box. Può capitare, solo sporadicamente, che uno stia in emergenza e si fa dare una mano, ma è come quando dai l’euro a chi ti pulisce il vetro al semaforo o al parcheggiatore abusivo». Alla base di tutto c’e’ «il racket degli egiziani», denunciato più volte dai dirigenti di Cargest. Dalle testimonianze raccolte, all’interno della struttura pare esserci da tempo un forte contrasto fra i grossisti italiani e nordafricani. E proprio dagli imprenditori italiani sono partite le segnalazioni alla magistratura di un vero e proprio «racket del lavoro nero», fatto di «circuiti di assistenza e solidarietà tra connazionali che costituiscono una fitta rete di sicurezza sociale agli immigrati egiziani a Roma», ma nel Car «questa rete ha assunto gli aspetti di un racket dove c’è chi sceglie chi lavora e chi no, che fissa tariffe, decide regolamenti di fatto e non teme scontri aperti con la legge». Dopo le inchieste de «Il Tempo», Cargest era riuscita a promuovere la creazione di una cooperativa di facchini all’interno della struttura, che potesse gratuitamente (e in modo professionale) svolgere il lavoro elemosinato dai migranti. Ma dopo pochi mesi, complici gli scarsi guadagni e la lotta intestina fra italiani e stranieri, la coop si è sciolta, senza aver potuto produrre benefici. Tra l’altro, all’interno del Car lavorano 20 guardie armate e 10 addetti alla sicurezza. C’è pure una sala operativa che monitora attraverso le telecamere tutto il mercato. Ieri, ad esempio, un immigrato abusivo minorenne è stato allontanato. Una goccia nel mare che non arresta l’invasione. «Una situazione che abbiamo denunciato ultimamente anche al Prefetto, Franco Gabrielli - commenta il presidente di Cargest, Massimo Pallottini - oltre che, da tempo, alle autorità competenti».

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