«Mia nuora ha chiamato il 118 perché la bambina di sei anni si è spaventata a morte, le urla non finivano più. Sono usciti con le spranghe di ferro in strada. E’ accaduto anche la notte prima, sempre una rissa. Fanno a botte di continuo. Qualche settimana fa anch’io ho chiamato la Polizia. Senta, io sono cattolica e accogliente, ma gli trovasse una sistemazione il Papa! Secondo lei, questo è dire grazie al Paese che li accoglie? Se questi ci menano chi ce ripaga?». Via della Riserva Nuova, poco dopo Ponte di Nona, periferia est della Capitale, una strada lunga e isolata con quasi tutte villette residenziali, parecchie famiglie con figli piccoli, tra discariche improvvisate e Forze dell’Ordine che fanno le ronde (la notte spesso accanto a quelle dei cittadini del Caop). Maria e suo marito abitano a fianco al civico 219, lì dove sorge il centro di accoglienza per minori stranieri davanti al quale sabato sera, intorno alle 21.30, è andato in scena il delirio: liti furibonde, un’auto ha investito, ferendolo lievemente, un egiziano diciassettenne, bloccati dalla Polizia una ventina di stranieri armati di bastoni. Sono disperati, così come tutto il quartiere Casilino, sceso in strada svegliato dall’ennesima contesa, sperando di non soccombere. Mentre ci parlano, uno dei residenti del centro ci segue con lo sguardo, poi si avvicina per chiederci chi siamo, cosa vogliamo. A spiegarci come sono andate le cose sono Daniele e Martina, che fermiamo all’uscita dallo stabile dove risiedono, pochi metri più giù nella stessa via: «Un ragazzo che abita qui vicino, lo conosciamo di vista, avrà 19 anni o giù di lì, aveva lasciato il motorino in strada perché a secco di benzina, quando è tornato a prenderlo l’ha ritrovato fracassato: gliel’hanno distrutto», raccontano. «Sulla via c’erano alcuni ospiti del centro: l’hanno preso a parolacce mentre chiedeva solo il perché qualcuno avesse ridotto in quello stato il suo SH. L’hanno accerchiato, erano almeno cinque, e malmenato. Poi si sono messi a litigare tra loro gli immigrati, fuori e dentro una bolgia. E’ scoppiato il casino, qualche secondo dopo eravamo tutti in strada, è arrivata la Polizia. Ci ha detto di rincasare perché era pericoloso: se ne è andata alle 7. Non è la prima volta che arriva qui da noi, perché i residenti del centro si scontrano sempre tra loro. Non ce la facciamo più, da oltre tre mesi non viviamo. Hanno perfino case più confortevoli delle nostre e si comportano così. Riescono a fare solo una cosa: danni, di continuo e senza motivo, ti guardano storto, fanno pipì in mezzo alla strada, sono violenti. Giorni fa alcuni di loro hanno dato fastidio a una ragazzina di 13 anni, la figlia di un vicino di casa». «La notte è vietato dormire, qui. Se lo facessimo noi italiani in un altro Paese quello che fanno i nostri vicini stranieri che ospitiamo ci manderebbero via alla svelta», allarga le braccia Giuseppina al civico 220. «Li vede quei materassi là fuori?», dice ancora Maria. E’ perché spaccano praticamente ogni giorno mobili e quant’altro litigando e poi li mettono lì vicino all’ingresso del centro per l’Ama che passa a raccoglierli. Io ho ancora il mutuo da pagare, ma se decido di vendere la casa mi spiega chi se la comprerebbe oggi? Hanno tutti paura a stare qua. Se ce li levano è meglio, senza dubbio. Però ci stiamo convincendo che sarà un sogno. L’altra sera sono uscita fuori e uno di loro si è abbassato i pantaloni e mi ha urinato davanti come nulla fosse». Contatti con le istituzioni, lamentele quotidiane per una convivenza al limite della sopportazione, quello che le parole non dicono per apprensione lo fa lo strazio sui volti dei cittadini: arrabbiati, scoraggiati, preoccupati «per quello che potrà ancora succedere». In una zona, tra l’altro, martoriata da un’ospitalità imposta trasformatasi in incubo: poco più in là, l’ex hotel Roma Est di via Grappelli ospita altri rifugiati. E anche lì «il via vai di liti e macelli è routine», si sfogano altri abitanti. «A mio marito hanno rotto i fari e rigato l’auto parcheggiata vicino al centro, li abbiamo visti. Soccombiamo perché abbiamo troppo timore», aggiunge un’altra signora che vive nell’ormai nota via della Riserva Nuova. «Non sappiamo più che fare: fanno come gli pare, quasi ogni sera risse e le Forze dell’Ordine che intervengono: i loro numeri li abbiamo memorizzati nei telefonini. Ma tanto stanotte ce ne sarà un’altra, davanti agli occhi dei nostri figli. E se non sarà stanotte sarà quella dopo».
«Risse, aggressioni e degrado Comandano a casa nostra»
Valentina Conti «Mia nuora ha chiamato il 118 perché la bambina di sei anni si è spaventata a morte, le urla non finivano più. Sono usciti con le spranghe di ferro in strada. E’ accaduto anche la...
