A rompere le uova nel paniere del Pd potrebbe presto essere l’alleato Sel, che pur ribadendo massima fiducia al sindaco Marino, ha ufficializzato l’out out al partito di Renzi, ovvero al commissario romano dei Dem, Matteo Orfini. Al centro della fibrillazione politica, che coinvolge tutti i partiti, l’idea del mega rimpasto di giunta, ovvero di quella «fase due» annunciata all’indomani della seconda tranche di arresti nell’inchiesta per Mafia capitale "Mondo di Mezzo". Personalità di rilievo che, insieme all’epurazione dei dirigenti amministrativi e figure tecniche suggerite dal prefetto Gabrielli nella sua relazione, rappresentano il «piano B» del Pd per tenere in vita la giunta Marino, almeno fino a quando il "vento" della sfiducia nella politica romana non cambierà le sorti dei sondaggi, che danno oggi il Movimento 5 Stelle al 30% di gradimento. «Per quanto ci riguarda la fase due deve concretizzarsi nella fine delle ingerenze politiche destabilizzanti del Pd nazionale su Roma - avverte il capogruppo Pd capitolino Gianluca Peciola - gli unici interventi che chiediamo sono quelli che interessano ai romani e che per ora non sono ancora arrivati: il sostegno per l’organizzazione del Giubileo e l’allentamento dei vincoli del Patto di Stabilità. La Giunta è competenza del sindaco, noi chiediamo che nella fase due si portino a compimento i punti del Patto per Roma che Sel ha condiviso con Marino, ovvero il potenziamento delle politiche abitative, la lotta al degrado, le azioni per il decoro, la condivisione delle norme sul salario accessorio con i lavoratori e non con il Mef, più forza ai servizi sociali». Un discorso chiaro, non inedito per i vendoliani al governo capitolino con il vicesindaco Nieri, che diverse volte hanno già minacciato dimissioni e appoggio "esterno" e che mal sopportano le ingerenze del Pd che troppo spesso ingora completamente l’alleato Sel. E mentre dal Campidoglio arriva la nota di un’altra collaborazione esterna, Matteo Zocchi 24 anni laureando in Scienze Politiche nominato da Marino «collaboratore - a titolo gratuito - per le politiche Welfare». Chiamato in Campidoglio «per aver svolto nei mesi scorsi Matteo Zocchi ha svolto con impegno il servizio civile volontario nei servizi sociali del Municipio III, tanto da essere chiamato a raccontare la sua esperienza alla Camera dei Deputati durante una seduta appositamente dedicata, lo scorso 2 giugno». Una nota squisitamente mediatica per cercare di comunicare la «nuova» fase capitolina. Nell’attesa della decisione di Alfano che se sembra ormai escludere lo scioglimento del Comune, potrebbe ben andare dritto per un commissariamento «soft». Una fibrillazione dunque che non esclude affatto un ritorno alle urne. Non a caso ieri il senatore Fi, Francesco Giro ha parlato dell’esigenza di un «candidato unitario» per Roma e il leader della civica, Alfio Marchini, in pole per rappresentare in caso di voto anticipato l’area dei moderati, ha affondato il colpo: «Marino sarà la foglia di fico di un commissariamento de facto. Ad imporlo non sarà lo Stato per motivi di mafia ma il Pd per manifesta incapacità del sindaco. E Marino finalmente ammetterà di essere solo un docile ex senatore PD. Auguri». In tutti i casi, per i romani sarà una lunghissima campagna elettorale.
Il maxi rimpasto di giunta piace solo al Pd Marchini: «Commissariamento de facto »
Parte male "la fase due". Imposta dai Dem per superare l'impasse di Mafia Capitale
