«Ho temuto di cadere per terra e rompermi la testa. Non si può rischiare la vita per prendere la metro». Silvia Gioiosa, disabile non deambulante, ha avuto un’esperienza simile a quella che ha portato alla morte del piccolo Marco. È successo da meno di due mesi, il 20 maggio; sempre sulla linea A; sempre a causa del malfunzionamento degli impianti di risalita delle stazioni: nel caso di Marco l'ascensore, nel caso di Silvia il montascale. Come sono andate le cose? «Dovevo andare a fare una visita fisiatrica. Ho preso la metro a Termini e sono scesa a Numidio Quadrato, dove avevo l’appuntamento. L’addetto Atac mi ha detto che il montascale era rotto e mi ha consigliato di scendere alla stazione successiva e poi tornare indietro con l’autobus. Anche a Lucio Sestio però non era agibile. Così, con molto fastidio, sono arrivata a Giulio Agricola, due fermate più avanti. Mentre ero sul montascale, mi sono resa conto che si inclinava pericolosamente in avanti. Stavo scivolando, mi sono messa a urlare. Mi hanno afferrato al volo, è stato un miracolo che non sia precipitata di faccia a terra, mi sarei spaccata i denti e la carrozzina mi sarebbe caduta addosso. Ho avuto paura. Poi l’operatore con la testa bassa mi ha confessato che anche il montascale della seconda rampa era rotto. Ero imprigionata: non potevo né scendere né salire. Per uscire dalla stazione mi sono fatta portare in braccio dal mio ragazzo e i passanti hanno trasportato la carrozzina, che ora è inutilizzabile. Ho chiesto il risarcimento per il danno e per la discriminazione, ma Atac non ha risposto». Cosa ha pensato quando ha sentito della tragedia di Marco? «Non si può morire per la mancata manutenzione. Bisogna partire proprio da lì, dalla fonte del problema. Non è possibile rischiare la vita per prendere la metro». Le capita spesso di avere problemi con i mezzi? «Continuamente e non è la prima volta che lo denuncio. Sulla linea A le stazioni contrassegnate come accessibili sono la metà, e poi anche in quelle spesso il montascale o l’ascensore sono rotti. È avvilente. Le mie energie le vorrei spendere per altro. All’estero è tutta un’altra cosa. A Roma gli altri utenti non sanno quando arriveranno a casa, io non so proprio se arriverò».
«Io, caduta dal montascale»
«Ho temuto di cadere per terra e rompermi la testa. Non si può rischiare la vita per prendere la metro». Silvia Gioiosa, disabile non deambulante, ha avuto un’esperienza simile a quella che ha...