Roma Capitale

Dà della lesbica alla collega di lavoro, condannata al risarcimento

Apostrofare una persona indicandola come omosessuale in senso dispregiativo assume valenza offensiva e discriminate. È questo il fulcro della vicenda che ha portato il giudice penale di pace a...

Apostrofare una persona indicandola come omosessuale in senso dispregiativo assume valenza offensiva e discriminate. È questo il fulcro della vicenda che ha portato il giudice penale di pace a condannare una donna che, nel corso di una lite verbale scoppiata sul posto di lavoro, aveva urlato alla collega di quanto «è difficile dividere la stanza con una lesbica». Un’accusa che la vittima, quarantenne romana e omosessuale dichiarata, non ha lasciato cadere portando la collega davanti ai giudici. E se in un primo momento era stata la stessa accusa a chiedere l’archiviazione del caso, affermando, racconta l'avvocato Arrighi, che «apostrofare una donna come lesbica non integrerebbe il reato di ingiuria poiché il termine non sarebbe lesivo dell'onore e del decoro della persona» il giudice, su opposizione della difesa, ha invece disposto l’imputazione coatta. Nel procedimento che è seguito, la donna che aveva lanciato l’accusa è stata condannata a 350 euro di multa e al risarcimento del danno subito dalla vittima che sarà quantificato in un nuovo dibattimento in sede civile. «È una sentenza importante ha detto Arrighi – se è vero infatti che oggi dovrebbe essere irrilevante l'orientamento sessuale di una persona, è altrettanto vero che bisogna distinguere il contesto in cui viene proferito il termine lesbica o gay».

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