Roma Capitale

Condannata baby gang Era l’incubo del centro storico

Minacciosi e risoluti con le vittime «Se chiami le guardie sei morto»

Si appostavano sempre in centro, prevalentemente nei dintorni della metro tra piazza di Spagna e piazza Mignanelli. Puntavano il loro obiettivo – gruppetti di giovani – e dopo essersi avvicinati minacciandoli, li rapinavano: telefonini, soldi, occhiali da sole, tutto andava bene per sfamare l’appetito di un gruppo di tre giovani (tutti romani, tra i 19 e i 24 anni) che si muovevano nei loro raid predatori con altri complici anche minorenni. La ricostruzione del giudice per le udienze preliminari nelle motivazioni della sentenza (i tre imputati sono stati condannati in primo grado a pene comprese tra due anni e due anni e sei mesi con pena sospesa) è minuziosa e ripercorre alcuni episodi di violenza urbana messo in piedi da un gruppetto di ragazzini e avvenuti nel cuore della Capitale. Il modo in cui il gruppo di giovani rapinatori si muoveva era sempre lo stesso: dopo avere individuato le prede, li avvicinavano con una scusa; poi arrivavano le minacce. «Dammi il telefono e i soldi, subito senza fare cazzate, dammi il telefono». E ancora «Te lo dico una volta sola, o mi dai il telefonino e i soldi o ti accoltello». Minacce pesanti - che fruttano alla gang uno smartphon e un portafogli con una sessantina d’euro - e che si chiudono così come erano cominciate: «Se chiamate la polizia vi vengo a prendere a casa, se chiamate la polizia vi sparo». Avviene tutto in pochi minuti e così come erano spuntati, i membri della gang, dopo il colpo, spariscono mischiandosi ai turisti. Lo stesso copione viene riproposto pochi giorni dopo. Anche questa volta il bottino è uno smartphone di ultima generazione e anche in questa occasione la dinamica è pressoché identica. Il gruppo (che non è composto sempre dalle stesse persone e che si "avvale" dell’aiuto di qualche minorenne) si avvicina ad una coppia di amici e mentre uno di loro chiede con fare minaccioso alla vittima se «preferisce il cellulare o una coltellata in pancia», un altro sottolinea «facci vedere che telefono hai, tanto se te lo vogliamo rubare ti appendiamo al muro per il collo e te lo prendiamo». Pochi minuti e la gang se ne va con due iphone nuovi di zecca. In un’altra occasione invece la gang cambia, anche se di poco, l’approccio alle vittime e in questa occasione, siamo a piazza Napoleone, lo sventurato viene preso a sassate. «Immediatamente dopo – scrive il giudice – un gruppo di giovani – cinque ragazzi e due ragazze – lo accerchiavano» e mentre uno del gruppo prelevava il casco della vittima con all’interno un telefonino e un paio di occhiali, un altro gli ricordava che se «se chiami le guardie sei morto», e un terzo «lo spingeva facendolo cadere rovinosamente a terra». Minacciosi e risoluti i membri della gang sono stati inchiodati grazie alle minuziose descrizioni fornite dalle vittime e grazie al successivo riconoscimento fotografico.

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