Una relazione «politicamente perfetta», quella che il prefetto Franco Gabrielli ha consegnato al ministro Alfano e che finirà dritta dritta nei faldoni della maxi inchiesta per mafia Mondo di Mezzo. Nell’attesa della decisione del Governo sullo scioglimento di Roma Capitale, inevitabile non "mettere le mani" sulla relazione top secret che se da una parte offre un assist eccezionale alla politica, sostenendo la «discontinuità» messa in atto dalla giunta Marino, e dunque scongiurando il commissariamento per mafia. Quella di Gabrielli tuttavia non solo non è affatto un’assoluzione, ma neanche una sentenza. Eppure in meno di 24 ore sono già cadute due teste, prima l’ex segretario generale Liborio Iudicello e, ieri sera, Mattia Stella della segreteria del sindaco, il cui nome era uscito (nonostante l’estraneità all’inchiesta) nella prima fase di Mafia capitale. Cadono le teste dunque, ma solo quelle "tecniche". E la sopravvivenza della politica si intravede nella relazione Gabrielli. «Mafia Capitale durante la Giunta Alemanno usava come strumento principe l’intimidazione mafiosa» mentre durante l’amministrazione Marino la disponibilità di amministratori e dipendenti pubblici viene acquisita attraverso la corruzione. «Pare di poter cogliere una differenza tra il "modus operandi" dell’organizzazione nel periodo della Giunta Alemanno - si legge nella relazione - durante il quale lo strumento principe era l’intimidazione mafiosa, e quello utilizzato successivamente all’insediamento della Giunta Marino. In tale ultimo periodo, la disponibilità di amministratori e dipendenti pubblici viene acquisita attraverso la corruzione agevolata in alcuni specifici casi dalla vicinanza di alcuni ambienti politici a Buzzi, in virtù del suo ruolo di rilievo nel mondo della cooperazione sociale». Intimidazione mafiosa con Alemanno dunque e corruzione con Marino, un quadro che giuridicamente e politicamente significa tornare ad elezioni oppure no. Nonostante il cambio fattori, la somma insomma resta desolatamente uguale. Nella relazione il prefetto sottolinea l’inattività sul versante dei controlli interni al Campidoglio resta anche dopo la relazione del Mef. «La questione assume toni di ancor maggiore gravità -si legge nel documento - ove si consideri che la scelta di sostanziale inattività è stata mantenuta anche dopo che la relazione del Mef aveva certificato le numerose criticità esistenti negli affidamenti con procedura negoziata». Tra il primo gennaio 2011 e il 13 giugno 2013, ovvero gli ultimi due anni del mandato di Alemanno, gli affidamenti di appalti senza gara coprono il 36% circa del totale degli affidamenti del Campidoglio per un valore di oltre 5 miliardi. Tra giugno 2013 e dicembre 2014 con Marino le procedure negoziate sono pari al 72% per un valore di un miliardo: tutti appalti senza gara, ovvero affidamenti rinnovati per somma urgenza. Al di là del lavoro della magistratura, pesa comunque come un macigno l’aspetto più squisitamente politico. L’exit strategy del Pd, cioè di trovare un responsabile (meglio se tecnico) per tutti, e per tutto, pur di mantenere in vita la giunta Marino potrebbe essere presto guastata dagli alleati Sel. Se Alfano dovesse decidere per un "commissariamento soft" di ben tre dipartimenti e almeno due municipi, come reagiranno i vendoliani al governo capitolino con i mandanti di Renzi?
"Epurazione tecnica" in Campidoglio
Dopo il segretario generale lascia Mattia Stella, della segreteria Marino
