«Dentro sta metro non funziona mai niente». No, non è la solita lamentela del comune cittadino, ma la testimonianza di un operatore di stazione di Atac che ieri pomeriggio era stato inviato a Furio Camillo a guardia degli ingressi chiusi dopo la tragedia del bimbo di 4 anni precipitato nel vano dell’ascensore. Una frase eloquente, che dà la misura di quanto siano precari i servizi delle metropolitane a Roma, sia sui binari che nelle stazioni. Un’odissea quotidiana che comincia all’ingresso delle fermate e prosegue a bordo dei treni. Prendiamo ad esempio l’accesso alle stazioni. Per uscire dalla fermata di Furio Camillo bisogna prendere ben due ascensori, posizionati in fronti opposti. Si sale dal livello banchina a quello biglietteria (quello della tragedia), poi si attraversa il piano intermedio e si prende l’altro elevatore, che porta al piano strada. «È più facile trovarlo rotto che funzionante» commentano alcuni addetti che solitamente presidiano le stazioni della Metro A. E la stessa cosa accade in varie fermate: Cinecittà, ad esempio, dove il mese scorso c’è voluto l’intervento dei vigili urbani per far salire un disabile in carrozzina verso il piano strada. Oppure a Subaugusta. Per non parlare delle stazioni più centrali. Il 29 giugno un’inchiesta de Il Tempo ha documentato quanto sia impossibile, per persone disabili o con difficoltà motorie, accedere a Repubblica, Barberini, Spagna e Flaminio. Un problema grave che ha spinto l’assessore alla Mobilità, Improta, a chiedere alcune deroghe alle procedure per lavori da effettuare nell’ambito della preparazione al Giubileo. A Stazione Termini, addirittura, non c’è abbastanza spazio negli elevatori per permettere agli operatori di soccorso di uscire con facilità verso la superficie. Nelle scorse settimane, gli operatori del 118 sono stati costretti a trasportare una barella fra la folla. Senza dimenticare le scale mobili, spesso e volentieri guaste. Sempre a Termini, ad esempio, dove c’e’ voluto un mese l’ultima volta per ripararle. O sulla nuova Metro B1, dove a giugno sono servite 3 settimane per aggiustare gli impianti di S. Agnese e Conca d’Oro. Ma non è tutto. Perché sono molti i problemi anche a bordo dei treni. La metro A, in realtà, risulta avere meno punti «oscuri» della B, ma la difficoltà con cui Atac riesce ad eseguire la manutenzione degli armamenti rallenta terribilmente le operazioni. Al momento per i macchinisti ci sono prescrizioni che riguardano il tratto compreso fra Termini e Piazza Vittorio, dove i convogli sono obbligati a procedere a passo d’uomo. Così come le luci all’interno alle gallerie: un video pubblicato da Il Tempo alcuni mesi fa, documentava come fra Spagna e Barberini i macchinisti procedano senza vedere nulla e le uniche luci arrivino dalle stazioni. Ma è in relazione alla Metro B che, l’inverno scorso, il nostro giornale ha pubblicato un dossier choc: ben 7 prescrizioni, che riguardano altrettante situazioni di «rischio» sulla della linea blu. Di questi 7 punti, 4 riguardano interventi temporanei ai binari, mentre gli «armamenti» in quei punti andrebbero sostituiti. Un esempio, il tratto fra le stazioni di Bologna e Policlinico, l’ultimo ad essersi aggiunto alla lista. In quel punto, il binario si è spezzato e i tecnici chiamati da Atac sono stati costretti ad apporre una cucitura definita «giunto»: la velocità massima è di 15 km/h. Altro tratto «lumaca» è quello fra Castro Pretorio e Policlinico, da percorrere a 20 km/h, per gli stessi motivi: qui i macchinisti raccontano anche di un «deviatoio» (uno scambio) eccessivamente logorato, che necessiterebbe di un intervento. «Ci vorrebbero 200 milioni per rimettere a posto Metro A e Metro B», ha confidato durante la sua ultima uscita pubblica il presidente di Roma Metropolitane, Paolo Omodeo Sale’. Soldi che Atac e Campidoglio non hanno certo a disposizione.
Ascensori rotti scale mobili bloccate rotaie spezzate
Dalle stazioni ai binari il rapporto choc del tunnel dell'orrore