Roma Capitale

Scoppia la guerra delle canne fumarie

Dopo la nota della Asl il Primo Municipio permetterà solo quelle autonome A rischio i locali con gli aspiratori a carboni attivi autorizzati dalla Regione

Se non hai la canna fumaria autonoma non puoi servire piatti cucinati. Risultato: all'indirizzo di decine di esercizi pubblici del centro stanno arrivando in questi giorni "avvisi di cessazione della preparazione di alimenti a caldo". La nota dell'Asl datata 9 marzo, alla quale il I Municipio ha deciso di dare seguito, ha gettato letteralmente nel panico centinaia di esercizi del centro storico che da sempre utilizzano sistemi alternativi, primo tra i quali gli impianti a carbone attivi. La sanzione è pesante, se non si è in possesso della canna fumaria si deve immediatamente sospendere l'attività di ristorazione a caldo mentre si può continuare a servire soltanto piatti freddi. UN PASSO INDIETRO Nel Regolamento d'Igiene del Comune di Roma è previsto l' «obbligo della captazione dei fumi e delle esalazioni provenienti dalla cottura degli alimenti mediante cappa aspirante convogliata in una canna fumaria autonoma». Lo stesso regolamento tuttavia, all'art. 12, dice che «gli esercizi possono utilizzare altri strumenti o apparati tecnologici aspiranti». Non solo. Un successivo regolamento regionale del 2009 ha ribadito la possibilità per gli esercenti di utilizzare sistemi alternativi e ha "ordinato" ai comuni di adeguarsi al dispositivo regionale stabilendo, con un proprio regolamento, i casi in cui potevano essere utilizzati questi sistemi alternativi. Il Comune di Roma aveva 90 giorni di tempo per farlo ma non lo ha mai fatto e così sono passati sei anni nel corso dei quali almeno la metà degli esercizi del centro si sono dotati di impianti a carbone attivi o simili. PERCHÉ I CARBONI ATTIVI La scelta di un sistema diverso dalla canna fumaria è stata fatta principalmente per una ragione economica. Un impianto a carbone attivo costa circa 1500 euro contro i 20-30 mila euro di una canna fumaria autonoma. Per di più le canne fumarie, che devono essere installate in modo da superare i tetti, non vengono viste di buon occhio dalla Sovrintendenza, da qui l'escamotage di impianti a minore impatto visivo. Gli esercenti sostengono, poi, che questi impianti non inquinano e sono usati in tutto il mondo. Di diverso avviso il I Municipio convinto, invece, che ciò che non è canna fumaria fa addirittura male a chi lavora nelle cucine. MAI PIÙ NUOVI LOCALI SENZA CANNA FUMARIA Il I Municipio ha deliberato di recente, dopo la nota Asl, che non saranno più concesse nuove autorizzazioni in centro storico a locali sprovvisti di canna fumaria. La presidente, Sabrina Alfonsi, difende la scelta. «È vero, il Comune non ha fatto un regolamento ma non c’è alcun cavillo che dice che in mancanza puoi aprire, da qui la delibera che abbiamo approvato. Per quanto riguarda le "vecchie" attività, chi non è in regola è passibile di sanzione». ASSOCIAZIONI PRONTE A DARE BATTAGLIA Tuonano la First Confartigianato di Guido Campopiano e la Lupe -Confesercenti con Fabio Mina, pronte a dare battaglia. In particolare Campopiano sottolinea che «la sanzione per chi non ha la canna fumaria è pesantissima, non vorremmo che dietro tutto questo ci sia la precisa volontà di non fare più aprire nuovi locali e di creare soltanto un danno a centinaia di piccole attività che fanno ristorazione». Incalza Mina «chiediamo al Comune di adeguarsi al dettato regionale perché non si può dare seguito ad una nota della Asl senza tenere conto del fatto che c’è in sostanza un vuoto legislativo in materia». La Confesercenti ha chiesto un incontro urgente a Municipio e assessorato al commercio per cercare una soluzione, ma al momento l'Amministrazione non sembra intenzionata a concedere tregue e a tornare indietro sui propri passi.

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