Roma Capitale

"Ma quale sciopero bianco. Guidiamo solo in sicurezza"

La strategia di chi protesta

«Guasto in climatizzazione, funzionamento con prestazioni ridotte. Proseguire servizio fine turno». È uno dei messaggi che il cervellone di bordo mostra al macchinista della Roma-Lido, o della Linea B, quando l'aria condizionata non funziona. Indica, insomma, di concludere la corsa e di mandare il treno in revisione. Fino a qualche giorno fa, pur di assicurare il servizio, il conducente che avesse letto questo messaggio avrebbe sorvolato, prendendo in consegna il treno. E pazienza, se il viaggio non sarebbe risultato «confortevole». Ma da quando è in atto il presunto «sciopero bianco», cioè dal 1 luglio scorso, i macchinisti si stanno attenendo in maniera scrupolosa ai regolamenti: i treni difettosi finiscono in revisione. Punto. Provvedimenti disciplinari? Denunce per interruzione di servizio pubblico? Nemmeno per sogno. «Stiamo facendo il nostro lavoro – confessano loro, molto tranquillamente – Sta scritto qui (il macchinista ci mostra la riga del regolamento, ndr) non possiamo prenderci la responsabilità di uscire con un materiale (un treno, in gergo, ndr) non a norma». I treni si scartano per i motivi più disparati. Due giorni fa in Metro B ne sono arrivati alcuni con gli specchietti sporchi. «Qui non si vede niente. In revisione» ha ordinato il macchinista, mentre scrupolosamente verificava che tutto fosse a posto, prima di prendere servizio. «Prima l'operazione di verifica durava 10 minuti – confessa un capotreno – ora stiamo anche 25-30 minuti per controllare che tutto sia a posto». In Metro A questa situazione ha fatto salire la frequenza fino a 5 minuti. In Metro B si toccano i 10 minuti. Addirittura, la Roma-Lido nella giornata di ieri ha avuto bisogno del supporto di navette su gomma. E proprio la ferrovia che porta al mare risente dei disagi maggiori, ospitando i convogli più vecchi. «Basta un vagone dove non funziona l'aria condizionata – spiegano alcuni macchinisti – per mandare in revisione il treno. Non possiamo rischiare che le persone si sentano male: dopo un'intera giornata in cui i convogli sono esposti al sole rovente, l'effetto forno è inevitabile». Il ragionamento, in effetti, sembra filare: «E se poi qualcuno si sente male? - dice un altro conducente - Siamo professionisti, non abbiamo preso la patente al supermercato. Incorriamo in responsabilità penali». E prima, allora? «Prima c'era un tacito accordo: si lavorava in armonia. Ora le cose sono cambiate». Anche se un treno viene considerato idoneo, però, il servizio rischia comunque di essere alterato. Prendiamo la linea A. Ci sono interi tratti, come fra Termini e Vittorio Emanuele o fra Barberini e Spagna, dove l'illuminazione in galleria è inesistente. Di solito, i macchinisti percorrono quei tratti a velocità normale, anche a occhi chiusi. Ma da una settimana, si procede rigorosamente a passo d'uomo. «La regola è 15 km/h. Non si scappa» affermano. Ancor peggio sulla linea B: «Ci sono ben 7 prescrizioni con marcia al passo. E noi le rispettiamo: non vorremmo mica mettere in pericolo i passeggeri?». Insomma, hanno ragione alcune sigle sindacali: non si tratta di uno sciopero bianco. Ma al limite di un «eccesso di zelo», nel pieno rispetto del regolamento. Che però rischia di scatenare la rabbia dei romani. Nei giorni scorsi un macchinista della Roma-Lido è stato aggredito e mandato all'ospedale. E ad Acilia un altro è scampato al linciaggio. «La politica sta facendo terrorismo nei nostri confronti – ci dicono – Fanno i paragoni con Milano, ma non dicono che l'Atm ha 30 dirigenti, contro i 64 di Atac».

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