La politica alza lo scontro, ma è ancora caos nei trasporti capitolini. A farne le spese centinaia di migliaia di romani che anche ieri hanno dovuto avere a che fare con l'ennesima giornata di disagi a bordo di metropolitane e ferrovie concesse. Ritardi su ritardi, guasti, interruzioni e corse saltate. E la tensione, dopo l'aggressione di lunedì pomeriggio a un macchinista della Roma-Lido, è ormai alle stelle. La protesta di macchinisti e capitreno di Atac sta mettendo in ginocchio la Capitale. Ieri il sindaco Ignazio Marino ha registrato un videomessaggio con dichiarazioni che rischiano di alzare ulteriormente i toni. Al centro c'è la nota questione del badge, la «timbratura» introdotta dal 1 luglio contro la quale (almeno secondo azienda e Campidoglio) il personale viaggiante di Atac starebbe protestando. «In questo momento - ha spiegato Marino - abbiamo il 40% del personale che si rifiuta di timbrare il cartellino. Ho chiesto al dg di Atac, Micheli, di mettere insieme una task force per studiare i comportamenti individuali e capire cosa stia accadendo, e se è il caso di arrivare a delle sanzioni». Marino ha poi annunciato l'impiego di «circa 120 uomini sulle banchine per aiutare le persone nei momenti di massimo addensamento». Prima gli impiegati capitolini, poi i vigili, ora i macchinisti. Come spesso accaduto durante il suo mandato, il primo cittadino ha scelto la via dell'intransigenza verso i dipendenti pubblici che non rispettano le regole. Ma questa battaglia, sul campo dei macchinisti, rischia di rivelarsi ostica. I conducenti del metroferro sono molto compatti. E, soprattutto, continuano a rinnegare che il problema sia il badge. Piuttosto la vera questione sembra essere quella dell'annullamento, da parte di Atac, di tutti gli accordi sindacali dal 1962 a oggi. Iniziativa improvvisa che, se non ci saranno sviluppi, dal 1 ottobre porterà un taglio sulle buste paga dei macchinisti di ben 400 euro. «Non ci si poteva che aspettare - dice Gianluca Donati, segretario Fit Cisl - una reazione alle azioni unilaterali dell'azienda. Annullare parte della contrattazione integrativa non poteva che provocare scossoni». Ieri, nella sede di via Prenestina, il sindacato Faisa Confail ha distribuito la lista dei dirigenti Atac con i relativi stipendi (150mila euro di media) aggiornata ad aprile 2015. In mezzo c'è anche il tema del bilancio 2014 di Atac e del presunto buco che rischia di far arrivare la perdita della municipalizzata, per il secondo anno consecutivo, sopra la soglia oltre la quale le aziende si considerano tecnicamente fallite: il documento finanziario dovrebbe essere approvato entro il 31 luglio, ma si rischia una nuova proroga. «Abbiamo protocollato - affermano i consiglieri capitolini di centrodestra, Ignazio Cozzoli e Roberto Cantiani - la richiesta di audizione urgente dei vertici di Atac in Commissione mobilità».
È scontro tra Marino e i macchinisti
Il sindaco: il 40% non timbra il cartellino, sanzioni in arrivo
