Roma Capitale

«Best house rom» Schiaffo di Cantone al Campidoglio

Dubbi dell’Autorità anti-corruzione sull’affidamento alla coop Inopera

«Best House Rom invivibile». Ad accorgersi che la vita delle famiglie rom all’interno della struttura di via Visso sia stata per anni l’esempio di una soluzione solo di facciata alle problematiche relative all’integrazione dei nomadi nella Capitale, ora è l’autorità Nazionale Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone. L’autority ha avviato proprio in questi giorni un’istruttoria nei confronti di Roma Capitale in merito ai ripetuti affidamenti diretti alla cooperativa sociale Inopera della gestione del "centro residenziale". L’intervento degli uffici guidati da Cantone giunge come risposta a un esposto presentato alla stessa Autorità il 3 febbraio scorso dall’Associazione 21 luglio, che ha denunciato sia le condizioni strutturali del centro sia la mancanza di trasparenza nelle modalità di affidamento diretto dal Comune alla cooperativa Inopera. Secondo l’Associazione «il Best House Rom è un capannone industriale classificato C/2, la stessa riservata ai locali utilizzati per il deposito delle merci. Non potrebbe, dunque, ospitare persone». La struttura è stata inaugurata a luglio 2012 e affidata direttamente alla coop Inopera, con determinazione dall’allora Direttore del Dipartimento Politiche Sociali del Comune, Angelo Scozzafava, arrestato in seguito all’inchiesta su Mafia Capitale. Il servizio di accoglienza serviva per accogliere circa 300 rom sgomberati dall’insediamento di via del Baiardo e di altri rom provenienti dal campo di Castel Romano. La gestione del centro, nato con carattere temporaneo, è stata prolungata fino ad oggi mediante una serie di determinazioni dirigenziali che hanno confermato i ripetuti affidamenti diretti, di durata breve, alla stessa cooperativa Inopera. A dicembre 2013, nella struttura sono stati spostati anche i 137 rom provenienti dal "villaggio attrezzato" di via della Cesarina e altre persone vittime di sgomberi forzati. Nel solo 2014, il Best House Rom è costato circa 2,8 milioni di euro, pari a una spesa di 650 euro al mese per ogni ospite, mentre per una singola famiglia, dalla nascita del centro, il Comune ha speso oltre 150 mila euro. «Il 93% delle risorse - scrive la 21 Luglio - è inoltre usato per la sola gestione della struttura mentre nulla è destinato all’inclusione sociale di uomini, donne e bambini». Nell’avviare l’istruttoria, l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha chiesto al Comune di Roma una giustificazione proprio in merito ai reiterati affidamenti diretti di breve durata alla cooperativa Inopera nonché circa la mancanza di una opportuna pubblicazione a livello comunitario degli stessi affidamenti, contravvenendo così al principio di trasparenza. L’Autorità ha quindi richiesto informazioni dettagliate sui requisiti richiesti alla coop. Inopera per la gestione del servizio e sulle autorizzazioni in materia urbanistica, edilizia, di igiene e sicurezza. Infine, ha richiesto un elenco delle verifiche della corretta esecuzione della prestazione da parte della cooperativa».

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