«Stavolta siamo stati noi ad abbattere un cartellone che minacciava la crescita di un albero» diceva il consigliere comunale capitolino del Pd Athos De Luca abbattendo un impianto pubblicitario, a suo dire abusivo, che «aggrediva» una pianta. «Danneggiamento e diffamazione» afferma adesso la procura di Roma che accusa il politico contestandogli due reati punibili con una pena fino a un anno di reclusione. Athos De Luca infatti è costretto a difendersi in tribunale «perché in concorso con persone non identificate – si legge nel capo d'imputazione - danneggiava un impianto pubblicitario delle dimensione di centimetri 100 x 140 riportante messaggio pubblicitario “Dase Forniture Ospedaliere” di proprietà della ditta S.A.P.I. Società Affissioni Pubblicitarie Italiane, rimuovendolo completamente dalla sede». Una battaglia in difesa dell'ambiente quella intrapresa dal consigliere. Una lotta però contro un cartellone che secondo gli inquirenti era «regolarmente autorizzato con concessione amministrativa 2088 del 1987». Era il 31 luglio 2012 quando il politico aveva intrapreso l'ennesima battaglia in difesa della natura. «In via della Circonvallazione Gianicolense – dichiarava a quel tempo - assieme all'associazione Respiro verde legalberi, e con il sostegno di tanti cittadini romani abbiamo segato un cartellone pubblicitario. La pianta, infatti, era stata capitozzata, proprio per dare maggiore visibilità al pannello». Un'azione organizzata in seguito a un'iniziativa del consigliere che, insieme al comitato di quartiere Serpentara, alcuni giorni prima aveva piantato otto alberi in via Tina Pica, al posto di quelli tagliati in precedenza per lasciare spazio ai cartelloni della pubblicità. Quel giorno, durante la demolizione dello spazio riservato alle affissioni pubblicitarie, l'esponente del Pd aveva chiamato a raccolta i giornalisti e le telecamere della Rai. Una mossa questa che aggrava adesso la sua posizione. Il sostituto procuratore Tiziana Cugini infatti accusa Athos De Luca anche di diffamazione «perché con più azioni consecutive del medesimo disegno criminoso – continua il capo d'imputazione - dichiarando pubblicamente e anche alle telecamere Rai ivi presenti con una troupe, contrariamente al vero, che l'impianto pubblicitario dallo stesso rimosso era abusivo, offendeva la reputazione sia della ditta di impiantistica regolarmente autorizzata che della società pubblicizzata su tale affissione». Il qui pro quo nasce dal fatto che una determina dirigenziale aveva stabilito che il cartellone era abusivo ma successivamente la stessa determina, secondo il vigile intervenuto sul posto e chiamato a testimoniare in tribunale, era stata bloccata. «De Luca quel giorno rilasciava dichiarazioni sulla legittimità dell'abbattimento – ha riferito in aula il teste - ma l'impianto era regolare e comunque non era quello il modo previsto per rimuovere il cartellone».
Segò cartellone, processo a De Luca
Il consigliere del Pd accusato di danneggiamento e diffamazione
