Roma Capitale

Ex truccatori e ballerini, pensioni d’oro solo perché erano amici

Pensioni a cinque stelle in tempi di crisi. Non per tutti ovviamente ma solo per gli amici e i parenti di M.G., il capo ufficio della Direzione Prestazioni Previdenziali dell’Enpals. Secondo la...

Pensioni a cinque stelle in tempi di crisi. Non per tutti ovviamente ma solo per gli amici e i parenti di M.G., il capo ufficio della Direzione Prestazioni Previdenziali dell’Enpals. Secondo la procura della repubblica di Roma e i magistrati contabili della capitale, l’uomo avrebbe trovato un modo per accreditare indebitamente centinaia di migliaia di euro a ex ballerini, truccatori e funzionari in pensione. L’imputato, dopo essere stato condannato, dalla sezione giurisdizionale per la Regione Lazio della Corte dei conti, a restituire il denaro finito nelle tasche di sette pensionati, è costretto a difendersi anche tra le aule del tribunale penale di piazzale Clodio. Sul banco degli imputati le persone che hanno percepito indebitamente la pensione erogata dall’Enpals, l'Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza dei Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport professionistico. Gli inquirenti ritengono che la presunta truffa sia iniziata nel gennaio 2004 e sia finita nel maggio 2010, quando gli investigatori contattati dai vertici dell'istituto previdenziale, dopo che una commissione nominata dall'Enpals era riuscita a individuare la provenienza del buco nei conti dell’ente, erano risaliti al presunto truffatore. In sei anni M.G. avrebbe aggirato il sistema informatico per ben 35 volte. In pratica, l'imputato “avendo le credenziali informatiche necessarie all'inserimento, modifica e cancellazione dei dati nel sistema informatico dell'ente – si legge nel capo d'imputazione – intervenendo sui programmi relativi all'elaborazione delle pensioni degli assistiti previdenziali, durante l'elaborazione del file denominato “Nastro Banca”, modificava gli importi delle pensioni”. Il “Nastro Banca” è il programma in base al quale viene disposto dall'Enpals l'accredito delle pensioni sui conti correnti degli assistiti previdenziali. Quindi M.G., con un semplice click, accreditava pensioni d'oro a parenti, amici, ballerini, funzionari e truccatori arrivando a truffare, almeno secondo la procura, circa un milione di euro. I magistrati contabili infatti ritengono che l'uomo sia un «elemento con notevole esperienza in materia di gestione dei processi pensionistici». Ma a fregare l’ente non sarebbe stato solo il capo dell’ufficio ma anche G.R., il funzionario di vigilanza del servizio contributi. Anche quest’ultimo, con un click avrebbe regalato denaro, ai danni dello stato, alla moglie.

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