«Eccesso di potere per grave ed insanabile disparità di trattamento». E una gara assegnata a un terzo del suo valore potenziale. Con queste motivazioni, un gruppo di società (alcune multinazionali) che si occupano di raccolta pubblicitaria, hanno fatto ricorso al Tar del Lazio contro l’Atac. Il motivo sta in presunti «favoritismi» che l’azienda dei trasporti avrebbe compiuto nel bando per la vendita degli spazi riservati nelle metropolitane e nelle stazioni delle ferrovie cittadine, vinto lo scorso anno dal colosso IgpDecaux Spa. La vicenda ha radici lontane. Dall’inizio degli anni 2000, il colosso francese con sede a Milano si è aggiudicata gli appalti delle inserzioni pubblicitarie sui mezzi di trasporto cittadini. In questo lasso di tempo, la società ha installato bacheche e paline di sua proprietà, soprattutto all’interno delle stazioni metro. Questo le ha dato la possibilità di avere sempre una marcia in più rispetto ai concorrenti, non dovendo sostenere costi ulteriori per i materiali. Arriviamo così ad aprile 2013. Al vertice di Atac c’è Roberto Diacetti che, complice la crisi e la necessità di fare cassa, commissiona alla società di consulenza Arthur D. Little Spa uno studio sulle nuove modalità di vendita degli spazi pubblicitari. Gli americani, dopo poche settimane, affermano che bisogna cambiare tutto: molto meglio investire nell’acquisto dei materiali, direttamente dalla IgpDecaux, spendendo fra i 700mila e i 900mila euro, per poi procedere a gara con tutti i concorrenti ad armi pari. E il cda Atac di allora così decide di fare, varando una delibera che ordina l’acquisto di cornici, bacheche e paline. Con la rivoluzione al vertice, in estate 2013, però cambia qualcosa. L’arrivo del neo ad, Danilo Broggi, sposta gli equilibri. Una nuova delibera ordina di tornare alla situazione precedente, annullando il riacquisto dei materiali e procedendo a nuova gara d’appalto. Qui entriamo nelle pieghe del ricorso. Perché, nell’atto presentato al Tar si evidenziano alcuni dati che sembrano molto favorevoli nei confronti della Igp. Intanto il canone annuo minimo garantito in favore Atac, che dai precedenti 6 milioni scende fino a 2,5 milioni di euro; poi la durata del contratto, che in condizioni di crisi viene prolungato fino a 6 anni e 6 mesi. Da sottolineare che a Roma il lotto dedicato alle stazioni metro ha un valore inferiore a quello dei bus di superficie. Tutto il contrario di quanto avviene a Milano, città che Broggi frequenta per motivi familiari .Tutti questi fattori, uniti al fatto che IgpDecaux continuerà a mantenere la proprietà dei materiali presenti nelle banchine, metterebbe in difficoltà i concorrenti. È per questo che«le imprese qui rappresentate si riservano di chiedere e quantificare nel corso del giudizio il risarcimento dei danni che ingiustamente subiranno per effetto dell’illegittimità degli atti impugnati». Danni che saranno richiesti, ad Atac.
Spazi pubblicitari, Atac sott’accusa
Le imprese escluse dall’appalto ricorrono al Tar: troppi favoritismi
