Dopo sette anni con Riccardo Pacifici al timone la Comunità Ebraica di Roma cambia guida. Domani gli ebrei romani si recheranno alle urne per scegliere il nuovo Presidente ed eleggere il Consiglio che guiderà la Comunità più antica d'Europa per i prossimi quattro anni. L'ultimo atto di Pacifici, ieri, poco prima dell'entrata dello shabbat, è stata la consegna di una targa nelle mani del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, generale Claudio Graziano, in omaggio all'impegno dei militari a difesa delle istituzioni ebraiche. Quella di Pacifici, del resto, è stata una presidenza decisamente intensa. Con le sue battaglie contro l'antisemitismo, gli esponenti dell'estrema destra, la difesa di Israele, per la Memoria della Shoah e l'approvazione della legge sul negazionismo. Lascia un'eredità solida ma con sfide importanti da affrontare nel prossimo futuro. Sono quattro le liste in corsa. Tre di queste propongono un Presidente donna e già questo è un elemento di novità che rompe con il passato. La candidata che eredita il lavoro della Giunta Pacifici è Ruth Dureghello con la lista "Per Israele". Mamma di 48 anni, si è occupata negli scorsi anni delle scuole ebraiche e oggi rappresenta la continuità con il supporto di volti nuovi e giovani. Un nome per tutti è quello di Gadiel Gaj Taché, fratello di Stefano ucciso da un commando palestinese nell'attentato del 1982 al Tempio Maggiore di Roma e che il Capo dello Stato ha ricordato nel suo discorso d'insediamento. Nella lista "Per Israele", al fianco delle nuove generazioni, ci sono anche professionisti come l'architetto Giovanni Ascarelli, già presidente di Roma Metropolitane, o Giordana Moscati, consigliere dell'Ordine degli Avvocati di Roma, oltre a medici, avvocati, commercialisti. "Menorah", così si chiama la seconda lista in corsa alle elezioni che presenta l'unico candidato presidente in giacca e cravatta. È Maurizio Tagliacozzo, imprenditore di 52 anni che è stato alla guida della Casa di Riposo Ebraica e vanta un lungo percorso all'interno dei movimenti giovanili ebraici. «Mi candido perché voglio una Comunità gioiosa, unita e solidale, orgogliosa della sua storia millenaria», scrive sul suo sito web. In campo con lui una schiera di professionisti tra cui spicca il docente universitario a Roma Tre, David Meghnagi. Si chiama Binah la lista di sole donne. Dopo l'esperimento, riuscito, alle elezioni dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, stavolta la compagine tutta rosa ci riprova con una squadra capitanata da Claudia Fellus, originaria di Tripoli e adottata dalla Capitale dove ha sposato Mario Pirani, giornalista di Repubblica scomparso poche settimane fa. La Fellus punta su una partecipazione allargata degli ebrei alla vita dell'Istituzione, promettendo di raggiungere quegli iscritti che oggi si sentono meno coinvolti. «Traiamo ispirazione da Israele per costruire una Comunità nella quale poter stare a proprio agio con le persone più osservanti e con quelle che lo sono meno, in modo da poterci confrontare serenamente anche con chi la pensa diversamente da noi», spiega la candidata sul portale della lista. Ultima donna - in ordine di presentazione delle liste - a contendersi la presidenza è forse la sorpresa di queste elezioni. Fiamma Nirenstein, 70 anni a dicembre, giornalista ed ex parlamentare Pdl, ha deciso di scendere in campo con la sua Israele siamo noi.
Ebrei, voto per rinnovare la guida della Comunità
Un presidente donna per tre liste su quattro
