I campi rom sono «discriminatori», in quanto «soluzione abitativa di grandi dimensioni diretta esclusivamente a persone appartenenti a una stessa etnia e realizzata in modo da ostacolare l’effettiva convivenza con la popolazione locale, l’accesso in condizione di reale parità ai servizi scolastici e socio-sanitari e situato in uno spazio dove è posta a serio rischio la salute delle persone ospitate al suo interno». Questo è quanto stabilito da una sentenza della seconda sezione del Tribunale civile di Roma in merito al "villaggio abitativo" La Barbuta. La sentenza è stata presentata in Senato dall'Associazione 21 Luglio e dall'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi). Un verdetto che Luigi Manconi, presidente della Commissione per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, nel suo intervento alla presentazione definisce «fondamentale, perché aiuta a liberarci da un equivoco odioso. Intorno ai campi nomadi esistono due schieramenti: i contrari, che sono coloro che vogliono eliminarli, guidati da alcuni "teppisti" della politica, e dall'altra parte quelli che ne vorrebbero di più». Si tratta di «speculazione sulla verità». Noi crediamo in soluzioni abitative diverse e il tribunale ci dà ragione», aggiunge. La vicenda nasce dall'azione legale promossa nel 2012 dall'associazione 21 Luglio e dall'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) contro il Comune di Roma, in merito al villaggio attrezzato La Barbuta, nato in quell'anno. Un'azione promossa anche dall'Open society foundation e sostenuta da Amnesty International, che ora vuole chiedere all’Ue la procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, e il Centro europeo per i diritti dei Rom. Il 30 maggio scorso il Tribunale ha riconosciuto «il carattere discriminatorio di natura indiretta della complessiva condotta di Roma capitale, che si concretizza nell'assegnazione degli alloggi del villaggio attrezzato», e ha ordinato «la cessazione della suddetta condotta nel suo complesso, quale descritta in motivazione, e la rimozione dei relativi effetti». Questa sentenza è la «prima pagina dell'ultimo capitolo di una storia di vergogna», commenta Carlo Stasolla, presidente dell'Associazione 21 luglio. «Dal 2000 a oggi la spesa per i campi rom è stata di 350 milioni di euro. Con questa decisione è stata smascherata l'ipocrisia istituzionale» che utilizza «parole come legalità e solidarietà per giustificare la creazione dei campi». «Alla luce dell'ordinanza emessa dal Tribunale al Campidoglio non rimane che uscire dai silenzi istituzionali e mettere punti fermi sul futuro dell'insediamento attrezzato, localizzato in VII Municipio a due passi da Ciampino. Al di là delle opinioni politiche sulla questione rom - ha dichiarato il consigliere regionale Fi Adriano Palozzi - un dato politico è chiaro: La Barbuta deve diventare protagonista di un graduale ridimensionamento anticamera della chiusura e della bonifica del suo perimetro».
I giudici: i campi rom si superano con le case
L'azione promossa dall'associazione 21 Luglio. La sentenza: «Discriminatoria la condotta del Comune»
