Roma Capitale

Incidente a Boccea Il primo rom è già tornato a casa

Poche parole per la filippina uccisa «Mi dispiace tanto per quella donna»

«Mio fratello guidava. Io gli gridavo "fermati" ma lui continuava a correre. Che potevo fare? Ero seduto dietro. Mi dispiace». Così Samuel Halovic, il 19enne rom fermato e arrestato per la folle corsa omicida di mercoledì scorso in via Mattia Battistini, si è spogliato di ogni responsabilità guadagnandosi la libertà poche ore dopo l’interrogatorio di garanzia. «È dispiaciuto, scosso. Piange sempre e comunque non era lui al volante – commenta il suo avvocato, Carola Gugliotta - Il gip non ritiene che sussistano a carico del solo Samuel gli elementi di colpevolezza». Libero, quindi, anche se il provvedimento di fermo è stato convalidato. Portato fuori dal carcere di Regina Coeli ieri sera, in sordina, per permettergli di defilarsi senza il rischio di eventuali linciaggi da parte dei cittadini ora infuriati. «Solo» gli insulti di qualche passante. Un duro colpo per i familiari di Corazon Abordo Perez, la 44enne filippina travolta insieme ad altre otto persone, uccisa dalla Lancia Lybra con a bordo i rom e abbandonata in strada come un cane. «Non provo odio, non voglio vendetta – aveva detto il fratello della vittima, Julito, durante una fiaccolata organizzata la sera successiva a quella dell’incidente - Chiedo giustizia, anche e soprattutto per le due figlie di mia sorella rimaste senza la mamma». Per Kim di 14 anni e Ashley di 12, l’ennesima beffa potrebbe arrivare a breve con la scarcerazione - per ora solo paventata - della cognata 17enne di Samuel, lei, per ora, ancora dietro le sbarre del penitenziario minorile a Casal del Marmo. Fermata la sera stessa dell’incidente da uno dei due agenti a bordo della volante che li ha inseguiti per oltre quattro chilometri, ha fornito versioni ogni volta nuove. Eppure, come hanno spiegato gli inquirenti, sempre concordi sul fatto che alla guida ci fosse il marito. Tutta del 17enne, quindi, la colpa. Alla guida senza documenti e per questo in fuga, ha detto nell’ordine di aver scambiato il pedale dell’acceleratore con quello del freno, di esser scappato in preda al panico dopo aver visto la paletta dei poliziotti e, in ultimo, di essersi nascosto con il fratello perché temevano di essere ammazzati. Indagato anche il padre dei due ragazzi che, in un primo momento, si era addossato la responsabilità del massacro giurando poi di essere il quarto uomo ricercato dagli agenti della Squadra Mobile. Se fosse o meno a bordo dell’auto insieme ai figli e alla nuora è ancora da verificare. «La scarcerazione del 19enne rom è semplicemente assurda – commenta Stefano Pedica del Pd - Mai come in questo caso avevamo invocato una pena esemplare per tutti i responsabili dell'incidente e invece c'è il rischio che l'unico ad essere accusato sarà il ragazzo minorenne che, data l'età, avrà una condanna contenuta e lieve. Se questa è la giustizia italiana – aggiunge - credo che sia arrivato il momento di correggerla per rispetto almeno verso tutte le vittime». «Ecco come funziona la giustizia italiana. sono disgustata – rincara la dose sulla propria bacheca Facebook Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia - Noi vogliamo certezza della pena e giustizia per le vittime».

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