Roma Capitale

Mafia a Roma, coinvolti anche il Pd e l'ex assessore di Marino

In manette l'ex presidente del Consiglio comunale Coratti e l'ex assessore alla Casa Ozzimo. Marino: "Non mi dimetto" LEGGI ANCHE "Salvate Stefano" indagava su Tassone

Tra i 44 destinatari dell'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip per la seconda tranche di "Mafia Capitale" ci sono anche l'ex presidente del Consiglio comunale di Roma, Mirko Coratti (Pd), l'ex assessore alla Casa della Giunta Marino, Daniele Ozzimo, i consiglieri comunali Giordano Tredicine, Massimo Caprari e l'ex presidente del X Municipio (Ostia) Andrea Tassone. I provvedimenti di custodia cautelare, firmati dal gip su richiesta della Dda della procura di Roma, hanno riguardato, tra gli altri, Angelo Scozzafava, ex assessore comunale alle politiche sociali, il dirigente della Regione Lazio Guido Magrini nella veste di responsabile del Dipartimento Politiche Sociali, e poi Mario Cola, dipendente del Dipartimento Patrimonio del Campidoglio, e Franco Figurelli che lavorava presso la segreteria di Coratti. Arresti domiciliari per il costruttore Daniele Pulcini.     Case da Buzzi in cambio degli aiuti di Ozzimo e Pedetti. Le contestazioni mosse all'ex assessore capitolino alla Casa, Daniele Ozzimo, anche lui agli arresti, riguardano, come si legge nell'ordinanza del gip, Flavia Costantini, "condotte poste in essere all'interno del suo assessorato - in accordo con Marinelli, appartenente alla sua segreteria e Venditti, presidente della lega delle cooperative Lazio- finalizzate al rinnovo dei servizi per l'emergenza alloggiativa a favore della Eriches, si legge nell'ordinanza, nonchè per l'adozione della memoria di Giunta Capitolina del 26.2.14, con cui si fornivano indirizzi amministrativi intesi alla non interruzione dei servizi di emergenza alloggiativa del 2014 ( memoria di giunta del febbraio 2014) e per la partecipazione, con la finalità di favorire i soggetti economici riconducibili a Buzzi, alla riunione di giunta in cui si adottava la delibera n. 150 del 22 maggio 2014". Il presidente della commissione capitolina alla Casa, Pierpaolo Pedetti, è invece accusato di «condotte poste in essere nelle qualità indicate, intese a costruire il consenso in sede di Assemblea capitolina al fine di consentire il rinnovo dei servizi per l'emergenza alloggiativa a favore della Eriches a valori sovradimensionati". Pedetti viene accusato in questa fase di avere favorito Buzzi anche nell'ambito della delibera sulla dismissione del patrimonio di Roma Capitale: "Chiedeva a Buzzi di acquistare un appartamento, intestato a una società a lui riconducibile, per il compimento di atti contrari ai doveri del suo ufficio consistenti nel promuovere in sede di Assemblea Capitolina, anche mediante emendamenti, di commissioni e di Giunta deliberazioni intese a garantire consistenti sconti e legittimazioni all'acquisto alle Onlus, tra le quali rientravano le cooperative facenti capo a Buzzi, in sede di dismissione del patrimonio immobiliare del comune di Roma". A Ozzimo viene anche contestato di avere messo al "servizio di Buzzi la sua funzione" e di avere "posto in essere atti contrari ai doveri del suo ufficio consistenti: nel partecipare alle delibere consiliari relative ai riconoscimenti del debito fuori bilancio dal 2012 e nel 2014 nella creazione del consenso politico e istituzionale necessario all'adozione delle delibere per il riconoscimento del debito fuori bilancio- prosegue l'ordinanza- nella proposizione di mozioni in seno al Consiglio comunale intese a facilitare la proroga delle convenzioni relative al verde pubblico per le cooperative riconducibili a Buzzi; nella partecipazione alla riunione di giunta del luglio 2014, proteggendo la posizione di Fiscon, il cui ruolo era posto in discussione dal sindaco; verso una costante erogazione di utilità a contenuto patrimoniale - comprendente anche l'assunzione di Tomasetti Tatiana nonchè, nel maggio 2013, l'erogazione di 20.000 euro, formalmente qualificati come contributo elettorale- da parte di Buzzi che agiva in accordo con Carminati"     Magrini in concorso con Buzzi, Ozzimo e Pedetti, "per il compimento di atti contrari ai doveri del loro ufficio", c'è anche, secondo il gip Costantini, Guido Magrini "nella sua qualità di Direttore del Dipartimento Politiche Sociali della Regione Lazio". In particolare nel suo caso l'atto contestato è «l'adozione della determinazione n. G05811 con cui veniva destinata a Roma Capitale la somma di Euro 7.182.003,00 per la realizzazione di interventi per il contrasto del disagio abitativo, in violazione dei doveri d'imparzialità della pubblica amministrazione, con riguardo alla tempistica". La contropartita ottenuta da Buzzi «che agiva in accordo con Carminati, Caldarelli, Di Ninno, Nacamulli, Chiaravalle, Bolla, Coltellacci e Garrone nonchè in accordo con Venditti, presidente della Lega delle cooperative Lazio" consisteva in "utilità a contenuto economico, consistenti nell'acquisto di 14 appartamenti al prezzo di 3.262.000 euro, dei quali erano erogati 120.000 euro come anticipo e parte del valore residuo (901.000 euro)» in favore «della Società cooperativa deposito locomotive Roma San Lorenzo, con il rappresentante della quale, Dei Giudici, erano legati da rapporti di amicizia e da vincoli di appartenenza politica"     Tassone "l'intermediario". Mafia capitale avrebbe versato, attraverso un intermediario, "somme di denaro non inferiori a 30.000 euro" all'ex presidente del Municipio X Andrea Tassone. È quanto emerge dall'ordinanza di custodia cautelare formata dal gip di Roma Flavia Costantini. Secondo il gip, "in concorso tra loro, Carminati, Testa e Buzzi, previo concerto, erogavano a Tassone, Presidente del X municipio, attraverso un suo intermediario" per "la sua funzione e perché costui ponesse in essere atti contrari ai doveri del suo ufficio, in violazione dei doveri d'imparzialità della pubblica amministrazione, consistenti, tra l'atro: nel rivendicare la competenza del X Municipio in materia di lavori per la pulizia delle spiagge; nel comunicargli notizie e informazioni sulla procedura di selezione del contraente, in relazione all'affidamento diretto da parte del X municipio per i lavori a somma urgenza per indagini sulla stabilità delle alberature stradali e conseguenti interventi di potatura e per i lavori per la pulizia delle spiagge, assegnati, rispettivamente, 26.5.14 e il 31.7.14".     Coratti e i suoi "bonus" patrimoniali. L'ex presidente dell'Assemblea capitolina di Roma, Mirko Coratti, arrestato nell'ambito dell'inchiesta di Mafia Capitale, secondo il gip Flavia Costantini, che ha firmato l'ordinanza, ha ricevuto da Buzzi, "che agiva previo concerto con Carminati e in accordo con Di Ninno, Cerrito e Caldarelli, promesse ed erogazioni continuative di denaro e altre utilità a contenuto patrimoniale, tra le altre: la promessa di 150.000 euro, la somma di 10.000 euro, erogata alla associazione Rigenera, l'assunzione presso la cooperativa 29 Giugno di persona indicata da Coratti", si legge nell'ordinanza. Per il gip, Coratti ha posto "la sua funzione di consigliere comunale e di presidente dell'assemblea comunale al servizio dei soggetti economici riconducibili al gruppo di Buzzi nonchè nel porre in essere specifici atti contrari ai doveri del suo ufficio, consistenti anche nel: facilitare sul piano politico-istituzionale l'aggiudicazione di gare indette da Ama a soggetti economici del gruppo di Buzzi, tra le altre la gara n. 30/2013 riguardante la raccolta del multimateriale; concorrere alla formazione del consenso politico e istituzionale necessario alla conferma nella qualità di dg di Ama spa, controllata da Roma Capitale, Fiscon, a fronte di una iniziativa dei vertici dell'amministrazione intesa alla sua sostituzione; concorrere alla destinazione di fondi di provenienza regionale al X Municipio". Secondo il Gip, inoltre, Coratti avrebbe commesso atti per "concorrere a sbloccare fondi per il sociale, settore cui erano interessati i soggetti economici riconducibili a Buzzi; pilotare la nomina di un nuovo direttore del V Dipartimento, in sostituzione della neo incaricata Gabriella Acerbi; formare il consenso politico e istituzionale per il riconoscimento di debiti fuori bilancio, il cui adempimento remunerava anche soggetti economici riconducibili a Buzzi, riconoscimento approvato con delibera dell'assemblea capitolina del 30 ottobre del 2014".     Le intercettazioni di Buzzi: "Caprari voleva tre posti, gliene ho dato uno". Mille euro al mese e un posto di lavoro per un suo conoscente. Ecco quanto il consigliere comunale Massimo Caprari avrebbe preteso per dare il voto favorevole al riconoscimenti del debito fuori bilancio per il 2014. E' quanto si legge nell'ordinanza cautelare firmata dal gip Flavia Costantini. "Te l'ho detto, Caprari è venuto da me: voleva tre posti di lavoro", afferma Salvatore Buzzi in una conversazione telefonica intercettata mentre parla con il vice presidente de "La Cascina", Francesco Ferrara. "Buzzi - scrive il gip - riferiva a Ferrara che, per accogliere le sue richieste, Caprari si era rivolto a lui chiedendogli in cambio l'assunzione di tre persone, che poi era stata ridotta a una sola, al che il rappresentante de La Cascina replicava dicendo che un posto di lavoro equivaleva a circa 30.000 euro l'anno". Concluso l'accordo e assunta la persona indicata da Caprari, lo stesso Buzzi, intercettato, avrebbe poi commentato: "Quello di Caprari l'ho preso per tre mesi, in tre mesi la mucca deve mangiare in tre mesi". Per quanto riguarda l'approvazione del debito fuori bilancio, ricorda ancora il gip, si tratta di delibere che "fuori dai casi di urgenze imprevedibili, si traducono in uno stravolgimento delle regole dell'evidenza pubblica, poiché presuppongono, in relazione a un servizio, la consumazione delle risorse economiche previste nel bilancio dell'anno precedente e la selezione del contraente fuori da procedure competitive". Un contesto nel quale, "si registra un'intensissima attività di pressione di Buzzi e degli attori economici che, come Ferrara, hanno interesse a tali delibere, che si traduce in interventi sugli organi amministrativi, sugli organi di controllo e sugli organi deliberativi dell'assemblea Capitolina, remunerati con promesse ed erogazioni di utilità"     Marino: "Non mi dimetto, nessuno della giunta è colpevole". Tra gli esponenti politici coinvolti nell'inchiesta Mafia Capitale "non c'è nessun personaggio della mia Giunta". Lo ha detto il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ai cronisti che gli chiedevano un commento sui nuovi arresti della Procura di Roma. E su ipotetiche dimissioni, il primo cittadino non ci pensa neanche: "Continuiamo in questo modo, stiamo cambiando tutto. Una politica antica, non solo nei metodi ma anche nei contenuti, e in alcuni casi gravemente colpevole, e' stata allontanata da me con l'azione amministrativa". Quanto ad esponenti della maggioranza coinvolti nell'inchiesta su Mafia Capitale ha detto: "non ho nessun giudizio da dare perché non spetta a me commentare il lavoro della procura e della magistratura che devono fare il loro corso. Certamente se verranno individuate colpe, e i colpevoli verranno punito, questo lo vedo estremamente positivo"     L'operazione I provvedimenti, che riguardano gli sviluppi delle indagini condotte dal Ros nei confronti del sodalizio mafioso che faceva capo a Massimo Carminati, "hanno confermato l'esistenza - spiegano gli investigatori - di una struttura mafiosa operante nella capitale, cerniera tra ambiti criminali ed esponenti degli ambienti politici, amministrativi ed imprenditoriali locali". Le indagini condotte nell'ambito dell'operazione "Mondo di mezzo 2" hanno documentato, tra l'altro, "il ramificato sistema corruttivo finalizzato a favorire un cartello d'imprese, non solo riconducibili al sodalizio, interessato alla gestione dei centri di accoglienza e ai consistenti finanziamenti pubblici connessi ai flussi migratori".

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