Roma Capitale

Per vendetta ruba il gatto al vicino. Rischia il carcere

Le vie del rancore tra vicini di casa sono infinite. E può capitare che nei sempre più feroci "scambi di cortesie" tra esseri umani, costretti loro malgrado a condividere lo stesso pianerottolo, a...

Le vie del rancore tra vicini di casa sono infinite. E può capitare che nei sempre più feroci "scambi di cortesie" tra esseri umani, costretti loro malgrado a condividere lo stesso pianerottolo, a rimetterci la zampa possa essere un povero e inconsapevole animale domestico. L’episodio che sarebbe accaduto in un palazzo romano ed è approdato nel tribunale penale di piazzale Clodio tre giorni fa, però, consegna alla nutritissima e ingloriosa epopea dei reciproci dispetti tra vicini un capitolo assolutamente originale: il rapimento per vendetta del gatto. La vicenda si svolge in via Angolo Cabrini, alla Bufalotta. In base alle accuse sostenute dal pubblico ministero Stefano Pesci un inquilino di uno stabile che si trova proprio in quella strada si sarebbe impossessato indebitamente del gattino bianco di un altro condomino, il signor Marcello, approfittando del fatto che la bestiola era stata «posta provvisoriamente - così recita il capo di imputazione - in un angolo recintato del giardino condominiale a seguito dei problemi di salute del coniuge della parte lesa». Un vero e proprio furto con destrezza avvenuto nel 2011, che non rappresenta però la parte più surreale della vicenda che stiamo raccontando. È accaduto infatti che dopo il blitz il felino sottratto, nonostante ripetute richieste, sia rimasto in base a quanto ricostruito negli atti, in ostaggio del sequestratore e non sarebbe stato mai più restituito ai legittimi proprietari. Le conseguenze del presunto involamento del gattino e della mancata remissione non si profilano affatto di lieve entità: il presunto autore della sottreazione è infatti attualmente imputato davanti al giudice monocratico di Roma per furto, reato che prevede una pena da sei mesi a sei anni di reclusione. Resta da sperare che sia disposto a rischiare una punizione tanto severa non per la folle e pervicace volontà di condurre fino alle estreme conseguenze la propria vendetta, ma per un improvviso e non preventivato affetto sbocciato per il micio prigioniero.

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