Roma Capitale

La mia Jessica ammazzata così

Il ricordo raccolto da Silvia Mancinelli con Marco Merlini, papà di Jessica

«Quella mattina me la ricordo come fosse oggi. Ce l’ho impressa negli occhi, ogni giorno mi si ripresenta davanti. Erano le 7,45 del 26 febbraio 2008. Mia figlia Jessica stava aspettando l’autobus insieme con altri quattro bambini, in via Montanari a Fiumicino. Una mattina come tante, ma era l’ultima della sua giovane vita. Jessica stava andando a scuola, era al primo anno di liceo quando due auto a tutta velocità hanno preso in pieno la macchina che veniva nel senso di marcia opposto finendo la corsa contro quei bimbi innocenti. Tutti morti, pure mia figlia....». Il ricordo di Marco Merlini, papà di Jessica, è nitido come se la vivesse in diretta quella maledetta mattina. «Ero in casa, a 50 metri dalla fermata. Ho assistito alla scena, impotente, impietrito. Sono corso in strada a soccorrere Jessica, l’ho caricata sull’ambulanza dove poi è morta prima di arrivare all’ospedale. «L’unica ragione della nostra vita ora è il mio secondo figlio - continua - sono passati sette anni, tanti amici ci hanno aiutato, le istituzioni non si sono viste». Quanto ai tre imputati della strage girano ancora a piede libero. Processati in primo grado, devono ancora fare l’appello. Da sette anni.

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