Nel «circo amministrativo» delle concessioni mai regolarizzate succede anche che il Comune di Roma chieda l’affitto per un’area mai acquisita al patrimonio capitolino, quindi non di sua proprietà. Nel caso del teatro tendastrisce sulla Togliatti, struttura capace di contenere fino a 2mila persone allestita su una superficie di oltre 20mila metri quadrati, la figuraccia dell’Amministrazione è doppia perché ci si è sbagliati anche sulla tipologia di tassa da applicare: in un primo momento le ingiunzioni di pagamento riguardavano la Cosap, canone di occupazione di suolo pubblico che però non poteva essere pretesa non avendo il tendastrisce firmato una formale concessione; allora si sono richieste le stesse somme a titolo di «indennità di occupazione», una sorta di risarcimento per le situazioni irregolari in attesa del perfezionamento di un contratto di affitto. Un pasticcio senza precedenti, mentre sulla Togliatti i circensi - sui quali ora pende un ordine di sgombero - hanno continuato a lavorare senza versare mai un euro, ai proprietari dell’area o al Comune. L’epilogo del contenzioso che va avanti dal lontano 2004, cioè da quando per la prima volta gli spazi vengono assegnati alla Società Spettacolo Edizioni (oggi fallita) è riassunto in una nota del Segretariato generale capitolino del 18 aprile 2014: «In riferimento alla nota dell’Avvocatura capitolina dell’11 aprile 2014 - si legge - si invita il dipartimento Tutela Ambientale ad avviare il procedimento di sgombero nei confronti di chiunque occupi abusivamente l’area in questione. Il V municipio è invece invitato ad annullare, in autotutela, gli avvisi di accertamento erroneamente qualificati come pagamento per canone di occupazione, provvedendo ad emettere nuovi avvisi di pagamento con l’applicazione delle sanzioni a titolo di indennità per occupazione abusiva». Cioè, non più Cosap perché il tendastrisce non può essere considerato un concessionario regolare ma «indennità di occupazione», cambia la dicitura ma non la situazione debitoria, che il Comune quantifica in «860mila 654 euro tra Società Spettacolo Edizioni e Explorer Produzioni Edizioni (Epe)», subentrata nella gestione del teatro dopo il fallimento della prima. Il nodo emerge alla riga successiva: «Tenuto conto che nell’ultima riunione - proseguono dal Segretariato capitolino - è emerso che alcune delle aree occupate dal teatro tendastrisce non risultano ancora di proprietà di Roma Capitale (che sembra detenesse il solo possesso) ma di soggetti privati che hanno sottoscritto atto d’obbligo per la cessione delle stesse nell’ambito dell’accordo di programma Collatino-Verde Pubblico, il dipartimento Programmazione e attuazione urbanistica è invitato a porre in essere con sollecitudine le iniziative necessarie per l’acquisizione delle suddette aree». Tralasciando le parentesi ipotetiche, si impone una domanda: a che titolo il Comune avanza richieste di pagamento, che si tratti di Cosap o indennità di occupazione, per un’area non di sua proprietà? Interrogativi che, ovviamente, la difesa del Tendastrisce ha fatto propri nell’ultimo ricorso ai giudici amministrativi del Tar, che hanno accolto l’obiezione sulle ingiunzioni di pagamento: «Tra i motivi di ricorso - spiega l’avvocato del Tendastrisce Nicola Palombi - viene anche rappresentata la circostanza che l’area non sarebbe di proprietà comunale, tanto che il ricorso è stato notificato, quale controinteressato, anche alla società Immobil Market srl che ci risulta essere la proprietaria, che però non si è costituita in giudizio». Circostanza confermata appunto dalla nota del Segretario generale del Comune: «Purtroppo - continua l’avvocato - la questione non è stata esaminata dai giudici del Tar, ciò che per noi costituisce un vizio della sentenza e poiché il fatto è dirimente il motivo di ricorso sarà riproposto in appello: è improbabile che parte dell’area cui si riferisce il provvedimento di sgombero non risulta neppure di proprietà di Roma Capitale». Del resto, anche i giudici del Tribunale, il 15 gennaio scorso, sempre su richiesta della difesa, avevano vagliato il problema del pagamento della tassa di occupazione di suolo pubblico condannando infine il Comune - altra beffa - al pagamento delle spese processuali: «In corso di lite - si legge sulla sentenza - la Epe ha prodotto la determina notificata in data 2/7/2014, adottata da Roma Capitale, di annullamento in autotutela di una serie di avvisi di pagamento per Cosap (...) Nel medesimo atto Roma Capitale preannuncia che procederà a nuova emissione degli avvisi di pagamento a titolo di indennità per occupazione abusiva». Cessa la materia del contendere, Roma Capitale è condannata al pagamento delle spese (2mila 098 euro), ma oggi come detto questa nuova sentenza del Tar «stigmatizzando l’inerzia amministrativa - conclude l’avvocato - riconosce che non siamo occupanti abusivi: ora ci richiederanno la Cosap!».
Il Comune chiedeva la Cosap ma non era titolare dell’area
Erica Dellapasqua Nel «circo amministrativo» delle concessioni mai regolarizzate succede anche che il Comune di Roma chieda l’affitto per un’area mai acquisita al patrimonio capitolino, quindi non...
