Roma Capitale

"Sotto sfratto" l’università del Forlanini

Rischiano la chiusura i corsi di laurea. Ma il dg D’Urso rassicura: saranno ricollocati

Gli universitari rischiano lo sfratto dall’ospedale Forlanini. A smontare le tende potrebbero essere i corsi di laurea che si tengono nella struttura sulla Portuense. Cinque indirizzi per un totale di quasi settecento studenti dell’ateneo La Sapienza. Nello specifico, si tratta dei corsi triennale e magistrale di infermieristica e delle lauree brevi in Tecniche di laboratorio e Tecnici in Radiologia. Nel presidio l’aria di smobilitazione si respira da tempo. Lo storico nosocomio è previsto che chiuda, una decisione che è stata già messa nera su bianco da Azienda ospedaliera e Regione Lazio proprietaria delle mura del 1° gennaio 2015. La probabile chiusura dei battenti dei percorsi universitari ha alzato la temperatura tra i dipendenti. Oggi all’ospedale si terrà una riunione tra i sanitari e i sindacati di tutte le sigle. La domanda sospesa sull’assemblea riguarda il futuro delle specialità accademiche e le prospettive di lavoro che sono in ballo per il personale. Per quanto riguarda la prima voce la storia parte da lontano. Negli anni 1959-78 esiste la Scuola infermieri generici «Oddo Casagrande». Durata un anno. La direzione centrale è al San Camillo. Le succursali sono nei sette ospedali romani appartenenti agli Ospedali Riuniti. Nel ’78 si passa alla Scuola per infermieri professionali aperta a 200 studenti. Poi il balzo agli anni 1996-2001. È in quel momento che per la prima volta si parla di diploma universitario di infermiere, in convenzione con La Sapienza. E infine si arriva al periodo 2005-2012. Di nuovo si cambia titolo. La dizione precisa è: «Formazione complementare post laurea di primo livello». Si firma una cooperazione tra il Policlinico Umberto I e il Forlanini. Secondo i sanitari in cattedra è la convenzione del ’96, tra ateneo e ospedale l’ultimo pezzo di carta siglato in cui si può leggere e capire il futuro del progetto universitario. Dall’inizio è stato un crescendo di prestigio e nuovi iscritti. Il Forlanini oggi è un viavai di studenti. Adesso però è calato il buio. Ed è la seconda parte della vicenda. Non si sa che fine faranno i ragazzi. Gli studenti non immaginano se ci sarà la ricollocazione in un padiglione del San Camillo. E i dipendenti non sanno che fine faranno. Una ventina di loro hanno seguito una sorte particolare. Sono a libro paga dell’Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini. Per andare a fare i docenti ai futuri infermieri hanno dovuto superare uno speciale concorso interno che li ha selezionati e considerati idonei. Adesso però tutta questa eccellenza rischia di trasformarsi in problema. Il personale non si rifiuta di riprendere posto nei Reparti ma non è chiaro a fare che. Alcuni hanno acquisito le competenze adeguate per dedicarsi alla formazione, però nel tempo hanno perso punti rispetto alla carriere dei loro colleghi. Il direttore generale Antonio D’Urso è rassicurante. «Ospitare Corsi di laurea - dice - è motivo di prestigio per un ospedale. Quindi non si pensa affatto di disfarsi della Scuola infermieri. Bisogna solo trovare gli spazi al San Camillo. Per ora la mia priorità è un’altra - precisa - Entro due mesi bisogna sistemare cinquanta pazienti che ancora si trovano al Forlanini. Temporaneamente parte di loro sarà trasferita allo Spallanzani e l’altra al San Camillo, dove dovrà essere creata la disponibilità per tutti e 50 i posti letto».

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