Roma Capitale

Metti una sera a cena... a casa mia

Dilagano gli Home Restaurant: residenze private aperte solo per mangiare

Scegli il menù, la location, prenoti e la cena è servita. Si chiama «Home restaurant», vale a dire ristorante a casa. A casa di chi vuole stupire con la sua cucina, di chi vuole fare prima di tutto nuove amicizie, di chi, semplicemente, vuole guadagnare. Perché queste cene, che si svolgono in abitazioni private, hanno un costo dai 20 ai 60 euro di media. Esentasse? Fino ad un massimo di cinquemila euro annui lordi è possibile cucinare per gli altri come se si svolgesse una comune attività lavorativa occasionale e dunque senza bisogno di partita Iva. Ma chi controlla? Non esiste alcuna regola per chi esercita questa professione. Fatto sta che si contano già centinaia di Home restaurant in tutta Italia. Per trovarli basta collegarsi al sito www.gnammo.com e si apre un mondo. Città che vai menù che trovi e poi pranzi, cene, piatti spagnoli, giornate a tema e pasti consumati all’aperto su terrazze panoramiche o giardini infiorati. A volte non c’è solo il momento del pasto da condividere con un minimo di quattro persone fino ad un massimo di 16-18, più spesso chi apre le porte della propria abitazione decide di allietare i propri ospiti con musica dal vivo, giochi da tavolo, film, scambi di abiti per rinnovare l’armadio senza spendere. Le associazione degli esercenti sono già sul piede di guerra. La federazione dei pubblici esercizi della Confesercenti, in particolare, ha alzato la voce e ha definito gli Home restaurant un via libera alla somministrazione senza regole. «Non basta saper cucinare o presentare un piatto in una certa maniera è importante anche il contesto - spiega Daniele Brocchi, segretario generale della Fiepet Confesercenti - Il valore della cucina è ancor più alto se aggiunto al rispetto delle numerose norme igienico-sanitarie che regolano il settore: dalla conservazione degli alimenti alla preparazione degli stessi in condizioni ed ambienti idonei». Immediata la replica del presidente di Home Restaurant Daniela Chiappetti, a capo di una neonata associazione che ha come scopo quello di contribuire ad un sano e trasparente sviluppo del settore: «È oggettivamente sbagliato considerare gli Home Restaurant dei competitor dei ristoranti e non è esatto paragonarli a fenomeni di catering: siamo su un'altra dimensione». Quale? Di certo il confine tra ristorante e abitazione privata è sottile quando quello che accade realmente è che ci si reca a casa di qualcuno senza conoscerlo, si mangia quello che ha cucinato e si paga il conto. La differenza è che al ristorante chi sta in cucina è obbligato ad osservare regole, a pagare le tasse, chi sta a casa propria no. È giusto, non lo è? Qualche giorno fa l'assessore capitolino al commercio Marta Leonori ha detto la sua: «Il fatto di commercializzare pietanze o bevande a casa propria non può esimere dal rispetto delle norme che disciplinano il settore». Da qui l’intenzione di emanare un'ordinanza per equiparare gli Home restaurant a veri e propri ristoranti.

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