Roma Capitale

L’ospedale fantasma: chiuso ma si lavora ancora

Chiuso ufficialmente dal 31 dicembre. Stando ai dettami del piano aziendale e della legge regionale che ha stabilito lo spostamento delle attività dell’ospedale Carlo Forlanini al vicino San Camillo,...

Chiuso ufficialmente dal 31 dicembre. Stando ai dettami del piano aziendale e della legge regionale che ha stabilito lo spostamento delle attività dell’ospedale Carlo Forlanini al vicino San Camillo, la cui proprietà è passata alla Regione. «Un risparmio annuo di quasi 13 milioni di euro, farà parte di un’operazione immobiliare di valorizzazione del patrimonio», hanno fatto sapere da Via Cristoforo Colombo senza sbilanciarsi. Nei fatti? Un ospedale fantasma che continua a lavorare, a pezzi. Quello che si è abituati a vedere - l’esterno della struttura in stato di incuria totale - è nulla rispetto al baraccone senz’anima dell’interno, di cui non si sa in dettaglio come sia ridotto mentre parte del personale prosegue il proprio lavoro. E allora ve le mostriamo noi le immagini della vergogna. Luoghi dimenticati e diroccati che ogni giorno incrociano medici, personale e pazienti. Lo sanno bene gli studenti dei corsi di laurea: l’ascensore accanto all’ingresso del reparto – con le porte arrugginite e il pavimento irriconoscibile – si blocca di continuo; le finestre reggono con lo scotch, dal soffitto piove («ci arrangiamo con i secchi»). Eppoi i corridoi a brandelli di audiologia, le aree distrutte al piano terra dove si aggirano indisturbati i piccioni, passando per gli ascensori fermi da tempi remoti, come quello a pochi metri da medicina nucleare, i crateri sui muri. Benvenuti al Forlanini chiuso ma anche no, dal futuro indefinito. Quel che resta del nosocomio, con 80 anni di storia alle spalle, nei cui locali (tranne l’ala destinata alla caserma dei Carabinieri di Monteverde) non è dato sapere cosa sorgerà. Gli ultimi trasferimenti hanno interessato la dialisi e oculistica; a metà aprile il sopralluogo della Regione per iniziare il percorso di messa in sicurezza. Ma alcuni reparti non hanno traslocato. Rimangono chirurgia toracica e la relativa terapia intensiva, gli ambulatori dell’udito, l’Ucri – il reparto dove vengono assistiti i pazienti cerebrolesi gravi cronici - la medicina nucleare, altri servizi, tra cui Radiologia, e la farmacia, bloccata col nastro adesivo: «Guardi qua a terra, rischiamo di cadere ogni giorno da mesi. Perché è chiusa? Rubano i farmaci», si sfoga un addetto. Nel muro una grossa falla piena di mondezza. Il corridoio che conduce al reparto di endoscopia toracica accoglie con porte sconquassate e pareti cadenti. «Il problema centrale è che la Regione non si fa parte integrante della riconversione», spiega il professor Lucio Mango, presidente dell'Associazione Forlanini Domani Onlus. «L’Ucri verrà ritrasferito sul territorio? Mandato in un’altra clinica dove i pazienti non si ambienteranno? E il museo con circa duemila pezzi anatomici umani (qualche giorno fa il sit-in del personale insieme ad Assotutela, ndr)? Mi preoccupa molto un’ipotetica vendita che non rispetti l’uso sociale della struttura: sarebbe un sopruso. Parliamo di un bene pubblico, serve 35 mila persone. Dopo il sopralluogo nulla è cambiato». «Non si è più fatta manutenzione ad un edificio del ’36, quello che Il Tempo ha documentato è funzionale alla decisa volontà di chiuderlo», chiosa Giacomo Giujusa del Comitato Ridivita. «I tempi non sono stati rispettati. La vigilanza è carente, un problema per chi lavora», si accoda il segretario aziendale Cisl Fp Adriano Fiorini. E il consigliere regionale Fabrizio Santori che sta dando battaglia rimarca: «Che ci si trovi ad assistere all’ennesima speculazione di pochi è un sospetto che esiste».

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