Roma Capitale

Così muoiono le ville storiche

Gli edifici comunali abbandonati, okkupati o concessi gratis Il 24% è inutilizzato. Immobili ristrutturati e poi dimenticati

Molti dei 196 edifici di proprietà del Comune, che si trovano all’interno delle ville e dei parchi storici della Capitale, sono abbandonati a se stessi o consegnati nelle mani di chi non ha alcun titolo per occuparli. È lo sconfortante panorama che emerge leggendo la lista stilata dalla Commissione Speciale Riforma e Razionalizzazione della Spesa, presieduta dal pentastellato Daniele Frongia. Uno sconfinato patrimonio residenziale - dal valore inestimabile - dissipato in da una gestione pubblica che, a Roma più che altrove, da troppo tempo è caratterizzata da noncuranza, spreco, confusione. Scorrendo l’elenco, che oggi Il Tempo pubblica integralmente, si possono trovare situazioni che hanno letteralmente dell’incredibile: edifici ottocenteschi ristrutturati e poi lasciati marcire, preziosi casolari occupati abusivamente da inquilini senza titolo, portinerie affittate a canone zero a mogli e amanti, ex scuderie regali umiliate da anni di abbandono. Dalla triste mappatura voluta dalla Commissione presieduta dai Cinque Stelle emerge chiaramente come nessuna delle ville storiche romane sia uscita indenne da cotanta «sciatteria» amministrativa che si protrae da anni e anni, nemmeno le più rinomate. Esemplare, a tal proposito, il caso del Coffee House di Villa Aldobrandini, occupato abusivamente per anni e solo da poco sgomberato, che oggi giace completamente inutilizzato. Stessa triste sorte è toccata poi a Villa Mazzanti, in cui il Casalino dei Giuochi d’Acqua e i fortini presenti all’interno del parco sono in stato d’abbandono e preda di diverse occupazioni. Stesso discorso vale per le serre di Villa Flora, l’edificio patronale di Villa Leopardi, il punto ristoro di Villa Nemorense e tanti altri ancora: impossibile citarli tutti. Non possiamo però non ricordare la tragicomica situazione di Villa Fassini, dove si scopre che la casa del guardiano è oggi occupata, senza titolo, da una famiglia di immigrati, dopo che per dieci e rotti anni un uomo vi ha scontato i propri arresti domiciliari. Anche lui, va da sé, senza alcun titolo. Ma non è solo la condizione degli edifici inutilizzati (ben il 24% del totale) a destare preoccupazione. Anche la gestione delle strutture «in funzione» sembrerebbe essere poco trasparente: a detta della Commissione, infatti, buona parte di queste sarebbe stata concessa a privati con canoni d’affitto vicini allo zero o con contratti non validi. E questo è solo l’inizio: in questa prima lista che è stato possibile stilare sarebbe presente appena il 50% del patrimonio totale del Comune, essendo il restante ancora in fase di verifica e censimento. Il peggio, quindi, deve ancora venire.

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