Palazzo Senatorio perso d’assalto ieri mattina dagli operatori della Multiservizi, in sciopero contro il licenziamento e lo spacchettamento della società e dai cittadini infuriati sull’apertura a Casale San Nicola di un centro per rifugiati e dei dipenenti Acea, anch’essi in sciopero. La tensione in piazza ha e le decine di rischieste per asssitere alla seduta del Consiglio comunale hanno indotto la presidente dell’Assemblea capitolina, Valeria Baglio a "chiudere" le porte. In seguito alle proteste dei consiglieri dell’opposizione, in prima fila Dario Rossin (Fi), Marco Pomarici (Ncs) e Marcello De Vito (M5s) e dopo quasi due ore in cui l’Aula Giulio Cesare ha votato due ordini del giorno, la presidente ha sciolto la seduta, provocando la reazione delle opposizioni che hanno occupato glis cranni. «Le sedute dell'Aula Giulio Cesare non sono segrete, sono pubbliche - replica la Baglio - è sempre possibile seguirle anche in diretta radio (fm 88.90) e in streaming dal portale istituzionale, nonché su Twitter. La decisione di non consentire l'accesso al pubblico, è stata presa per garantire a tutti i consiglieri di lavorare senza tumulti in Aula, come successo in altre occasioni». La spiegazione della presidente tuttavia non convince le decine di operatori Multisrvizi rimasti in piazza e ricevuti sì in delegazione dal vicesindaco Nieri, l’assessore alla Scuola Masini e dal capogruppo Pd, Panecaldo ma senza avere rassicurazioni e neanche lo "sfogo" di gridare la propria disperazione per la perdita del posto di lavoro nell’Aula che rappresenta la democrazia capitolina. Nell’incontro infatti sarebbe stata confermata l’inenzione di dividere il global service per le scuole in tre o cinque lotti e di mettere in liquidazione la società. «Era ciò che temevamo - commenta laconico il consigliere Fi, Cozzoli - il conto lo pagheranno i lavoratori».
Multiservizi e Acea
L’Aula Giulio Cesare «chiude» per protesta