Sfregiata per "amore" dopo averla sommersa di telefonate e messaggi: «Se non sarai mia non sarai di nessuno». Oppure: «Nessuno ti ama come ti amo io». Giovedì scorso, in zona Porta Maggiore, in mezzo alla strada ha rincorso la brasiliana di 36 anni. Una volta bloccata, l’ha tramortita con una testata in pieno volto e poi l’ha ferita con un colpo di lametta alla guancia sinistra, sferrando un pugno in faccia al figlio di 10 anni che era con lei, medicata con venti giorni di prognosi. L’incubo è finito. Dopo la denuncia, sabato la polizia del Commissariato Porta Maggiore del dirigente Giovanni Di Sabato ha fermato il tunisino trentanovenne Omri Nikais, con precedenti, senza fissa dimora, adesso in carcere con l’accusa di atti persecutori. Gli agenti hanno fatto appena in tempo. Lui era sotto casa della vittima, a Tor Cervara: l’abitazione, guarda caso, andata a fuoco due giorni dopo l’aggressione. Da un anno il nordafricano non aveva smesso di pensarla, neanche dopo quello che era successo. Tra i due non c’era un rapporto sentimentale. Si conoscevano. Circa un anno fa avevano fatto conoscenza nella sala d’attesa di uno studio medico in una città del Nord. Qualche chiacchiera, un po’ di simpatia e si erano salutati. Però prima lei gli aveva lasciato il numero di telefono cellulare. Un errore, a distanza di tempo. Successivamente i due si sono trasferiti nella Capitale. E sono cominciate le telefonate. Una, due al giorno. Lui sembrava sinceramente interessato. Poi le chiamate sono diventate sempre di più. Notte e giorno, anche con sms. E quello che sembrava amore si è mostrato per quello che era, un’ossessione dalla quale il tunisino non è riuscito a liberarsi, riversando sulla vittima le sue attenzioni diventate atti persecutori che diceva sarebbero cessati quando sarebbe riuscito a raggiungere il suo scopo, ad averla. La brasiliana avrebbe sempre detto no. Pensando anche che lo stalker potesse calmarsi con le buone maniere, parlandoci, portandolo a ragionare. Cosa che lei avrebbe tentato proprio il giorno dell’aggressione. In base alle indagini degli investigatori, la scorsa settimana, nella strada che va da Porta Maggiore alla Circonvallazione Casilina, i due si incontrano nel pomeriggio. La donna sta portando il figlio al centro sportivo dove il piccolo gioca a pallavolo. Vede il tunisino. Comincia a parlargli. La persuasione è l’unica arma che può usare. Ma le cose vanno male, degenerano. Lui si incendia. La brasiliana e il minore scappano. L’africano raggiunge i due e li aggredisce. Dà una testata in pieno volto alla donna e poi la sfregia con una lametta che tiene in tasca. E prima di fuggire sferra un pugno in faccia al bambino. Lei va in ospedale, dove le dànno venti giorni di prognosi. Poi si dcecide a raccontare tutto al Commissariato Porta Maggiore.
«Mia o di nessuno» E la sfregia in volto con la lametta
Aggredita in strada dallo stalker Preso a pugni anche il figlio piccolo