Stipendi a rischio e assistenza in bilico per tremila operatori e cinquemila pazienti del Gruppo San Raffaele. Ad annunciarlo dopo la fumata nera dell’ennesimo incontro in Regione, una nota del San Raffaele. «A seguito del tavolo tecnico tenutosi presso gli Uffici regionali, in merito alla critica situazione più volte e in più sedi palesata in cui versa l’intero gruppo, la scrivente azienda si trova costretta suo malgrado ad annunciare la sospensione di tutte le attività sanitarie erogate nelle nostre 13 strutture presenti nella Regione Lazio - riferisce la nota - con il conseguente licenziamento degli oltre tremila lavoratori impegnati nel meritorio compito dell’assistenza a pazienti anziani fragili, bambini con gravi disabilità intellettive, pazienti con gravi cerebrolesioni acquisite, pazienti post comatosi o in stato di minima coscienza, malati terminali e dei circa 140 ricercatori dell’Irccs San Raffaele Pisana che, nel corso degli anni, hanno saputo costruire un inestimabile patrimonio di conoscenze». Una decisione drammatica che rischia di portare al collasso il sistema sanitario, già gravemente minato, della Regione. «Ci siamo difatti nuovamente imbattuti nell’incomprensibile posizione della Regione che, pur pretendendo dalle nostre Case di Cura di continuare nell’erogazione delle prestazioni sanitarie - continua il San Raffaele - si ostina sia a non voler liquidare tali prestazioni sia a non rilasciare i titoli dovuti, ormai da quasi quattro anni, in base al DCA n. 62/2011 di riorganizzazione dell’offerta sanitaria delle nostre strutture, provvedimento che ad oggi scandalosamente non trova ancora piena esecuzione». Una criticità quella della Regione nei confronti del gruppo sanitario che è arrivata ormai a contare decine e decine di milioni di euro. Solo per fare un esempio, la situazione creditoria dellla sola casa di cura di Cassino per le attività svolte dal 2008 al 2014 è arrivata a cento milioni di euro. «La dolorosa e drammatica decisione della sospensione delle attività, in conseguenza di una ormai gravissima situazione di crisi finanziaria, e anticipata in sede di incontro, in luogo di una adeguata risposta ha raccolto solo il sorriso ironico del Capo dell’Avvocatura regionale, Sabato. Nel sentirci ancora una volta presi in giro e indignati dal generalizzato disinteresse regionale rispetto alle problematiche che investono il gruppo - conclude la nota - comunichiamo di essere ormai impossibilitati a poter garantire il regolare pagamento degli stipendi ai nostri oltre 3.000 lavoratori ed a garantire una corretta assistenza agli oltre 5.000 pazienti che quotidianamente si affidano alle nostre 13 strutture e che si troveranno, nostro malgrado, senza accoglienza». A fronte di tutto ciò stona non poco l’ottimismo del presidente Zingaretti che neanche una manciata di mesi fa aveva annunciato l’uscita dal tunnel della sanità laziale che sembra invece non vedere proprio luce.
La Regione non paga. Sanità al collasso
Il Gruppo San Raffaele annuncia la sospensione delle attività
