È battaglia alla Pisana per far rivivere il Centro studi di Microcitemie di Roma, gestito dall’Anmi Onlus dal 1961 e che per una serie di "cavilli" burocratici è stato costretto a sospendere le attività e dunque i serviiz, svolti gratuitamente, alla cittadinanza. Ieri l’audizione in commissione Sanità, presieduta da Rodolfo Lena (Pd) non sembra aver chiarito la vicenda che vuole, tra l’altro, il trasferimento dei servizi all’Istituto Mediterraneo, il quale - ricordiamo - non è specializzato in questo tipo di diagnostica. «Zingaretti, nella sua ansia di fare contenta il ministro della Salute e di uscire dal piano di rientro, smantella programmi di prevenzione d'eccellenza, tagliando oggi un piccolo costo per accumularne un altro molto più grande in futuro e per di più - commenta il consigliere regionale del Misto, Pietro Sbardella - fa questa scelta in una stagione di forte pressione migratoria che porterà ad aumentare in maniera esponenziale il rischio d'incidenza di queste malattie. Si tratta di una scelta politica, alla quale in commissione sanità sono state date risposte a dir poco imbarazzanti. Zingaretti ogni tanto dismetta i panni del commissario di Governo, faccia il presidente dei cittadini del Lazio e usi il buonsenso». Sulla chiusura del Centro sono state presentate in consiglio regionale diverse interrogazioni, tra le quali quella di Fabrizio Santori e del grillino Devid Porrello. Prima o poi il governatore dovrà dare risposte chiare sul destino di migliaia di pazienti, dei medici e degli operatori del Centro di Microcitemie, e di come e chi proseguirà la preziosa attività di screening nelle scuole del Lazio, che porta a scoprire circa 700 casi l’anno di anemie e talassemie.
Sanità
Pioggia di interrogazioni sul Centro Microcitemie