Roma Capitale

All’Ama licenziamenti «differenziati»

Con le tutele sindacali via tre dirigenti. Operai fuori senza mobilità

Braccia incrociate, oggi, per 3.500 dipendenti della Roma Multiservizi per gridare, ancora una volta, tutta la loro disperazione per la perdita del lavoro e per un futuro sempre più incerto. Una rabbia crescente per i 76 operatori dei servizi cimiteriali ai quali è già arrivata la lettera di licenziamento. In cambio, l’Ama, che detiene il 51% delle quote della Multiservizi ha annunciato il licenziamneto di tre dirignti. «La risoluzione del rapporto, «opportunamente comunicata agli interessati - precisa il presidente Ama Daniele Fortini - avverrá attraverso procedura concordata con le organizzazioni sindacali dei dirigenti d’azienda e secondo il dettato e i limiti di legge», aggiungendo che «sono sette i dirigenti assunti dalle precedenti gestioni che sono usciti da Ama nell’ultimo anno». A mettere però il sale sulla coda della classe dirigente capitolina, il consigliere capitolino di Forza Italia, Ignazio Cozzoli: «Veramente buffo ciò che accade all’Ama. Fortini decide di liberarsi di tre dirigenti che, come noto, non godono della tutela reale del posto di lavoro e che quindi possono essere licenziati semplicemente per il venir meno del rapporto fiduciario col datore di lavoro e si precipita a garantirgli il mega stipendio con la mobilità infragruppo. I dipendenti di Multiservizi, ma stavolta operai - puntualizza Cozzoli - perdono il lavoro alla manutenzione del verde o ai servizi cimiteriali e finiscono in mezzo alla strada, come Augusto Fantini, in attesa che qualcuno attivi la procedura di mobilità infragruppo ai sensi della legge 147. Questa sinistra si dovrebbe vergognare». La «fine» della Multiservizi, che ricordiamo è nata ai tempi del sindaco Rutelli come azienda partecipata per i lavori socialmente utili, è cominciata poco dopo l’arrivo della giunta Marino. La proroga degli appalti era di fatto scaduta e non prorogabile, delle soluzioni sul tavolo, come ad esempio una proposta di vendita del 51% delle quote, si è scelta la più traumatica: revoca degli appalti e bandi di gara. O meglio, l’affidamento diretto dato al Cns è stato poi ritrattato perché irregolare. Un tunnel per migliaia di lavoratori, per la maggior parte custodi, bidelli, giardinieri, cuochi che rischiano di essere lasciati soli al proprio destino. Come i 76 dei servizi cimiteriali, per i quali sembrerebbe non essere stata introdotta la clausola di salvaguardia occupazionale. Chi è subentrato all’appalto infatti vorrebbe o licenziare in tronco o dimezzare lo stipendio. «Una sorte che potrebbe toccare a fine luglio anche agli oltre 2 mila lavoratori impegnati nel global service scolastico che vedono avvicinarsi una gara "spezzatino" a cinque lotti - dice Concetta Di Francesco della Filcams Cgil di Roma e del Lazio - se il Comune non interviene i lavoratori perderanno il posto, a discapito anche della qualità del servizio». Lo sciopero della Multiservizi anticipa di un giorno la manifestazione di domani di Cgil, Cisl e Uil di Roma e Lazio per chiedere al Comune di Roma maggiore attenzione al mondo del lavoro.

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