Roma Capitale

Il Tendastrisce finisce in procura

Denuncia choc di un ex dipendente della struttura affittata anche a Liana Orfei:"Lavoratori sfruttati, affari in nero, abusi edilizi e nessuna norma di sicurezza"

«Una signora romena che vive lì dal 1980 mi ripeteva sempre che nella vita ha avuto solo due padroni: Ceausescu e Paolo Pristipino», marito della regina del circo Liana Orfei. Comincia così la denuncia choc di un ex dipendente del Tendastrisce depositata alla procura di Roma giovedì 14 marzo, in cui vengono descritti, dettagliatamente, presunti giri d’affari «in nero», abusi edilizi che sarebbero stati commessi nell’area comunale assegnata, più di dieci anni fa, al teatro, e ancora «lo sfruttamento dei lavoratori e la mancanza dei requisiti di sicurezza della tensostruttura, capace di ospitare tremila persone». Ma c’è di più. Chi era incaricato dei controlli non sarebbe mai andato oltre le minacce: «Il 31 dicembre 2014 - si legge nella denuncia - oltre al mio lavoro dovevo anche occuparmi dei catering della famiglia Orfei e delle 900 persone che avrebbero visto lo spettacolo. Durante questo periodo era costante la presenza dei vigili urbani che minacciavano di chiudere il teatro e nei vari sopralluoghi che ero obbligata a fare con loro perché Ignazio Mancino (amministratore unico della Epe srl, ndr) e Paolo Pristipino (direttore artistico del teatro, ndr) si nascondevano, mi facevano presente le varie irregolarità anche se poi non hanno mai sequestratato la struttura. In questo periodo, anche dai documenti che preparavo e scannerizzavo su richiesta di Pristipino e Mancino che "attivavano" le loro conoscenze per evitare la chiusura, cosa nella quale sono sempre riusciti, ebbi la certezza che l’intera struttura era abusiva a 360 gradi: dalla presenza delle abitazioni della famiglia Orfei spacciate per sale riunioni, alle utenze Acea fino alle irregolarità di sicurezza per pubblico e operai». L’ex dipendente è un fiume in piena. Il suo racconto descrive anche presunte condizioni di lavoro disumane: «Ancora oggi - si legge - il teatro ha maestranze che lavorano senza norme di sicurezza e senza percepire uno stipendio vivendo nei container in condizioni igienico sanitarie mai viste prima: Pristipino dà loro 20 euro a settimana per fare la spesa. Lavoravamo sette giorni su sette senza nemmeno pause pranzo o cena». «AFFARI IN NERO» I presunti episodi di evasione fiscale descritti nella denuncia riguarderebbero anche l’attività principale del teatro, cioè gli eventi di qualsiasi natura, sia gli spettacoli sia gli appuntamenti istituzionali: «Lavorando principalmente con eventi di comunità (Romania, Moldavia ed Eritrea) - è scritto nel testo consegnato alla procura - si facevano prezzi di favore e quindi gli introiti erano del tutto non fatturati, cifre dai 1.500 ai 12.000 euro. Lo stesso valeva per i meeting politici, eventi di danza dove il nero era principalmente la caparra o il rimborso spese, 1.000-1.500 euro e per il resto poiché erogato tramite bonifico o perché andava rendicontato, veniva emessa fattura. Anche per i raduni religiosi avveniva in questo modo, cioè senza fattura e con loro si parlava di cifre dai 10.000 euro in su. Poiché chiudevo io l’accordo ultimo con il cliente, quasi sempre ero io a riscuotere il denaro contante in nero da tutti gli organizzatori per conto di Pristipino e Mancino. Dovevo rilasciare un foglio compilato a mano controfirmato dal cliente con cifra, data e rimanenze, mentre con i clienti più rodati non dovevo rilasciare nulla di scritto. Inoltre, quando c’era il nero completo, dovevo stracciare a fine evento il contratto d’affitto. Questi erano gli ordini. (... ) mi facevano vivere costantemente nel terrore, sottolineando puntualmente che fino a quando non avrei pianto il mio capo non sarebbe stato contento (...). Durante una riunione mi dissero addirittura "marvalo" che in lingua sinti (quella originaria della famiglia Orfei) vuol dire "fuori di testa"». Ora tocca alla procura stabilire la veridicità di questa sconvolgente e dettagliata denuncia.

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