Roma Capitale

Elefanti, concerti e raduni religiosi senza pagare mai un euro al Comune

Così il mega teatro sulla Togliatti ha fatto affari per dieci anni sulle spalle dei romani

I teloni bianchi del Tendastrisce di via Palmiro Togliatti si vedono a occhio nudo dall’autostrada A/24. Ormai fanno parte del panorama. La struttura è lì da undici anni, con più di duemila posti a sedere. Difficile che una cosa così passi inosservata, soprattutto nelle sere in cui una marea di romani cerca disperatamente un posto dove parcheggiare l’auto mentre all’interno del teatro sta per iniziare un concerto, lo spettacolo di un circo, oppure si sta svolgendo un grande raduno religioso, un meeting politico. Eppure, solo nel 2014, dopo dieci anni, il Campidoglio si è accorto che quella struttura non aveva più titoli ad occupare un’area comunale di oltre ventimila metri quadrati, di cui quasi quattromila occupati dai tendoni.   DAL CREDITO... Anzi, tra le contestazioni mosse dagli uffici che stanno seguendo la pratica c’è anche il fatto che le diverse società che si sono alternate nella gestione del teatro non abbiano mai pagato un centesimo per l’occupazione del suolo pubblico tanto (la tassa COSAP, ndr) che, a settembre del 2014, è stata firmata la prima ordinanza di sgombero, in cui si legge: «I vari soggetti societari occupanti l’area e svolgenti su di essa attività commerciale non hammo pressoché minimamemte versato quanto dovuto neanche a titolo di semplice indennità di occupazione. Dalle relazioni del Municipio V si evince che la situazione debitoria nei confronti di Roma Capitale delle società che nel frattempo si sono succedute, almeno al 31/12/2013 nell’occupazione dell’area, anche senza titolo, è la seguente: Città spettacolo Edizioni Srl (fallita) 234.560,31 euro e Società Explorer Produzioni Edizioni srl (EPE), 446.094,58 euro per un totale complessivo di 680.654,89 euro».   ...AL DEBITO La società Epe, che oggi gestisce l’attività del Tendastrisce, ha impugnato davanti alla II sezione del Tar l’ordinanza di sgombero, chiedendo all’Amministrazione «a titolo di rasarcimento del danno derivante da illegittima attività amministrativa la somma di 1.620.000 euro quale complessivamente risultante dai costi sostenuti per la realizzazione dei concordati interventi di manutenzione e riqualificazione dell’area e per il frequente impiego della struttura teatrale per lo svolgimento di attività in favore del territorio». Ma come è possibile che il Campidoglio, da creditore, sia diventato - a leggere il ricorso della società Epe - addirittura debitore del Tendastrisce? Per capirci qualche cosa bisogna fare un passo indietro, e precisamente al 2004, quando la società che gestisce la tensostruttura decide di trasferirla da via dei Romanisti in via Giorgio Perlsca, sulla Togliatti, dove si trova attualmente.   IL SOLITO PAPOCCHIO L’allora società Città Spettacolo Edizioni Srl chiede l’autorizzazione agli uffici competenti che il 5 settembre del 2004 rilasciano un’assegnazione provvisoria, della durata di 357 giorni (dal 24 settembre 2004 al 15 settembre 2005) vincolata alla sottoscrizione, entro e non oltre il 15 dicembre dello stesso anno, della Convenzione con l’Amministrazione. Nell’atto con cui l’allora VII Municipio concedeva l’area alla società richiedente, infatti si legge: «Qualora la convenzione non fosse stata stipulata e non fosse tale da garantire la convenienza dell’Amministrazione di fronte alla rinuncia di quanto dovuto, la presente Determinazione Dirigenziale si intende automaticamente revocata e il Municipio provvederà al recupero delle somme maturate e non riscosse». Ma non è andata così. Anzi, nonostante il Municipio abbia inviato le prime ingiunzioni di pagamento per il primo anno di attività in via Perlasca, il 22 dicembre 2005 la società Città Spettacolo Edizione srl ottiene la proroga dell’autorizzazione che ancora oggi non è stata firmata.   COME AFFITTOPOLI E qui inizia quel balletto di numeri in cui Il Tempo si è già imbattuto scandagliando centinaia di faldoni di "Affittopoli 2", l’inchiesta sulle cosiddette concessioni comunali. Eh sì, perché da una parte il Campidoglio non ha trasformato le assegnazioni in regolari concessioni, dall’altra ha richiesto canoni non dovuti o addirittura se n’è lavato proprio le mani perdendoci un patrimonio. Il caso del Circolo degli Artisti, noto locale di musica dal vivo del quartiere Mandrione, oggi sequestrato dalla procura, fa scuola. Ma torniamo al Tendastrisce. Tra fallimenti e continui passaggi di società amministrate da Ignazio Mancino, genero di Paolo Pristipino, marito, quest’ultimo, della signora Liana Orfei e direttore artistico del Tendastrisce, il teatro ha continuato a mettere in scena per dieci anni spettacoli circensi con artisti provenienti da tutto il mondo, animali esotici e pachidermi con tutte le anomalie del caso, ad ospitare concerti e raduni. Già nel 2008, per esempio, i vigili urbani hanno accertato «la presenza di un’attività di Somministrazione di alimenti e bevande in assenza della Dia e dei requisiti professionali», oppure una fornitura di energia elettrica da soli 15 kw, equiparabili al consumo di un locale commerciale di piccole dimensioni.   LA BEFFA Oggi il Tar, accogliendo la domanda di annullamento degli avvisi di pagamento degli arretrati per il suolo pubblico inviati dal Comune al Tendastrisce, stigmatizza la condotta dell’Amministrazione parlando di una condizione di «definitiva precarietà». «L’equivoco di fondo - scrivono i giudici - circa l’effettiva area utilizzabile, si è solamente protatto nel tempo senza chiarezza in ordine alla continuità delle proroghe, senza un termine certo, e senza risolversi in un definitivo accertamento di quanto fosse effettivamente concesso, a quale titolo e fino a che termine». «Il Tar riconosce le nostre ragioni laddove non considera la struttura abusiva ma precaria come esito di una lunga serie di inerzie amministrative che negli anni non ci hanno consentito di regolarizzare la situazione - commenta la sentenza l’avvocato della Epe, Nicola Palombi - Ora ci rivolgeremo al giudice ordinario per chiedere il riconoscimento dei danni subiti». 1 - continua

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