Albergo sopra, locale di somministrazione sotto. Come aveva anticipato «Il Tempo», il palazzetto d'epoca, che ospita al piano terra il Bar della Pace, locale storico a due passi da piazza Navona, diventerà un albergo ma potrà continuare ad esistere e ad esercitare come caffè, sempre che si trovi un accordo con gli attuali proprietari del marchio «Caffè della Pace», ai quali sembra sia stato chiesto un consistente aumento dell'affitto: oltre il quadruplo di quanto pagato fino ad oggi. In caso contrario, potrebbe sempre subentrare un altro gestore interessato ad aprire un locale di somministrazione a cinque stelle. Sarebbe in fase avanzata la trattativa per la locazione dell'edificio tra l'Istituto Pontificio, attuale proprietario del palazzetto cielo terra, e una società appositamente costituita che si occuperebbe della ristrutturazione dello stabile e della trasformazione dell'immobile in albergo. Le trattative per arrivare a questo accordo sarebbero iniziate quasi due anni fa, quando la cronaca aveva già dato notizia dello sfratto esecutivo alla famiglia Serafini ed erano iniziati gli appelli delle istituzioni nei confronti dell'Istituto religioso affinché non decretasse la fine di un locale storico. Ma la proprietà aveva mostrato di non gradire il clamore mediatico attorno questa notizia, tantomeno le ingerenze del Comune nel cercare di mettere attorno allo stesso tavolo il rappresentante dell'Istituto con i proprietari del Caffè. Fino all'incontro con l'ex Prefetto Giuseppe Pecoraro, a marzo dello scorso anno, durante il quale il rettore dell'Istituto aveva assicurato che il Bar della Pace sarebbe rimasto al suo posto, senza tuttavia mai confermare pubblicamente le intenzioni di voler trasformare il palazzetto d'epoca in una struttura ricettiva. Operazione, del resto, in generale per nulla facile da realizzare, quando si parla di immobili storici e quando deve intervenire la Sovrintendenza a dare il benestare. Il Campidoglio, comunque, ha sempre assicurato che avrebbe vigilato su eventuali operazioni immobiliari o richieste di cambi di destinazione d'uso, dato che in gioco c’è la sopravvivenza di uno dei locali più noti e antichi della Capitale, meta di artisti, attori, politici, star internazionali. Sull'intera vicenda, invece, c'è ormai da qualche mese un silenzio assordante. Rotto solo la scorsa estate, quando erano state raccolte migliaia di firme per dire "no" alla chiusura del caffè, consegnate poi al sindaco Marino. Intanto, il cammino sembra segnato e se il Bar della Pace rimarrà così come tutti lo conoscono dipenderà soltanto dalla capacità economica di chi per quasi mezzo secolo lo ha portato avanti. Fermo restando che non esisterà più da solo ma farà parte, probabilmente, di un nuovo e riqualificato immobile che accoglierà turisti, immaginiamo non a poco prezzo.
Caffè «ristretto» e affitto triplicato
Trattativa alle fasi finali per evitare lo sfratto della famiglia Serafini
