«Basta, ora sciopero». La violenza sulla tassista romana di 43 anni ha scatenato la rabbia della categoria. Adesso si parla di tenere le braccia incrociate. «Purtroppo la misura è colma e non possiamo continuare a rimanere inermi davanti all’assordante silenzio dell’amministrazione di Roma Capitale». Lo dicono Uil Trasporti, Federtaxi Cisal, Ugl Taxi, Fit Cisl Taxi, Usb Taxi, Ati taxi e assocuazione di tutela legale taxi. «Il servizio pubblico taxi è ormai in balia di una serie di episodi che vanno dall’aggressione, alla rapina a mano armata, per giungere alla recente violenza sessuale consumata a danno di una collega. Assieme a questi episodi - rimarcano - nella totale indifferenza che è una delle caratteristiche fondanti di quest’Amministrazione comunale l’abusivismo regna sovrano nella Città Eterna che ormai somiglia sempre più ad un vero e proprio Far West. Queste sono le ragioni per le quali abbiamo deciso di proclamare una giornata di fermo cittadino del servizio, con conseguente manifestazione». Ieri alla stazione taxi di piazza Irnerio, da dove quella mattina è partita la vittima, non c’era autista che non conoscesse la terribile esperienza toccata alla loro collega. In quattro ore si sono viste due auto bianche sfrecciare in strada con il nastro rosa fissato all’antenna posteriore. Il loro segno di solidarietà per la vittima del terribile abuso. Nessuno dice di aver conosciuta la donna. Tutti si dichiarano disponibili a raccontare il loro calvario quotidiano, ma preferiscono mantenere l’anonimato. «Le donne - ammette Giacomo - non dovrebbero fare questo lavoro. È pericoloso. Purtroppo la realtà è questa. La poveretta non faceva il turno di notte per evitare guai, e invece le è capitato il peggio alle sette di mattina, su via Aurelia. Assurdo ma vero». «Se faceva servizio con la licenza di un altro titolare - riflette Michele - vuol dire che la tassista aveva bisogno di lavorare. Del resto si comincia così a fare questo lavoro». «La sicurezza? - si domanda Gino - Se ne parla sempre tanto ma non si viene mai capo di una soluzione. Il problema sono sempre e solo i soldi». La situazione la spiega Michele: «I taxi sono di due tipi: quelli che lavorano senza far parte di una cooperativa e quelli che invece sono soci di una sigla. Spesso questi ultimi dànno la possibilità di aver a bordo una radio installata attraverso la quale premere un pulsante e dare l’allarme alla propria centrale operativa. L’operatore chiama, simula una prova radio, parla con il conducente, oppure se il tassista non risponde può localizzare la posizione della macchina e passare le coordinate alle forze dell’ordine che vanno a controllare. Non è sicuramente salvavita, non evita il pericolo al cento per cento, ma va bene - continua - Il problema è che questi kit vanno pagati, anche mille euro. E non tutti hanno soldi da spendere. Anche le telecamere ce le dobbiamo pagare». «Io non sono radio-taxi - aggiunge Mario - lavoro da solo. Ho la licenza e sto alla colonnina qui di piazza Irnerio. È un servizio gestito dal Comune di Roma attraverso lo 06.06.06. Chiama e chi risponde può raggiungere il cliente. Oppure - prosegue - paga 18 euro, scarica un’applicazione sul tablet e può leggere lì la segnalazione inviata dal Comune. Il dramma - conclude - sono le assicurazioni. Se metti il vetro blindato divisore, non paga l’eventuale danno che riporta il cliente che ci sbatte il muso. Questo è l’inghippo».
La furia dei tassisti «Basta, ora sciopero»
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