Roma Capitale

La stima dei danni non c’è "Pagherà l’assicurazione"

In vista maxirisarcimento ai 40 negozi andati in fumo I sindacati lanciano l’allarme per i posti di lavoro

Milioni? Miliardi? Quanto è costato l’incendio che ha ridotto in cenere la sala transiti del terminal 3 di Fiumicino? «La stima dei danni non è ancora stata fatta», spiega Atlantia, holding che controlla Aeroporti di Roma, la società di gestione del Leonardo da Vinci. «Dato il recentissimo accadimento non è stato possibile definire compiutamente l’entità di tali danni ad esso conseguente», precisa in una nota la società che fa riferimento alla famiglia Benetton. Gli esercizi commerciali coinvolti nel rogo sono quaranta tra bar, ristoranti, duty free. Ci sono poi i box dei cambiavalute. In vista c’è un maxirisarcimento: da pagare non ci sono soltanto i danni materiali ma anche i mancati guadagni. Milioni di euro. Forse miliardi, visto che in ballo ci sono «maison» di elevatissimo livello. Bulgari è soltanto uno di questi. Per ripulire la sala transiti, togliere i detriti dell’incendio, ricostruire tutto ci vorranno mesi. Mesi durante i quali i commercianti non incasseranno un quattrino. Mesi che, secondo i sindacati, potranno mettere a rischio centinaia di posti di lavoro. Perché commesse, cassieri, barman in forze negli esercizi danneggiati dovranno starsene a casa. E per coloro che hanno contratti a termine, i precari, la grande maggioranza, il rogo significa la fine del lavoro. Per gli altri una probabile cassa integrazione. «Dopo l'incendio del terminal 3 di Fiumicino, esprimiamo fortissime preoccupazioni per le ricadute occupazionali che l’evento potrebbe produrre», scrivono Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil. «Giornali e televisioni hanno sottolineato il disagio dei passeggeri e gli ingenti danni per le strutture aeroportuali, sottacendo e dimenticando il dramma che stanno vivendo i lavoratori impiegati nei Duty Free, Mc Donald's, Chef Express, Autogrill e nelle imprese di pulizie, per indicare soltanto alcune delle aziende colpite». «Oltre al personale dei negozi, a rischio ci sono pure gli addetti di scalo», interviene dalla Cub Trasporti Antonio Amoroso. «Di fatto per un po’ di tempo lo spazio operativo del Leonardo da Vinci sarà più piccolo e qualcuno potrebbe cogliere l’occasione per dire che servirà meno personale. Ovviamente non è vero. Perché, passata l’emergenza, il numero dei voli tornerà come prima e così quello dei passeggeri». I sindacati così propongono di costituire «un tavolo unitario che coinvolga le categorie interessate, il Comune, la Regione, la Provincia, Adr e le aziende interessate alla ricerca di soluzioni tese alla salvaguardia e al mantenimento dei livelli occupazionali ed economici dei lavoratori colpiti dall’evento». All’aeroporto di Fiumicino, dove transitano 38 milioni di viaggiatori l’anno, lavorano più di trentamila addetti. Qualche centinaio lavoravano nella sala transiti carbonizzata.

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