La chiusura di un punto di riferimento per il territorio o il ripristino della legalità, quest’ultima minata in precedenza da un’attività abusiva e politicizzata? Probabilmente entrambe le cose. Fatto sta che ieri mattina gli attivisti dello Scup, il centro culturale autogestito di via Nola in zona San Giovanni, hanno dovuto prendere armi e bagagli e sloggiare dall’immobile privato che avevano occupato nel 2012, in parte demolito dalle ruspe portate dai proprietari insieme all’ordinanza di esecuzione dello sgombero firmato dall’autorità giudiziaria. A giorni, lo Scup avrebbe festeggiato i tre anni di attività, con una festa-convegno alla quale erano stati invitati anche i parlamentari del Pd, Marco Miccoli, e di Sel, Celeste Costantino. E invece è arrivata prima la magistratura, che ha dato ragione ai proprietari, i quali volevano procedere a dei lavori di ampliamento in ottemperanza al piano casa approvato nelle scorse settimane dalla Regione Lazio. Gli attivisti avevano trasformato l’immobile in uno spazio con biblioteca, punto co-working e palestra. All’interno, inoltre, era stato creato anche un centro di ascolto e recupero per ragazzi autistici, con medici volontari e insegnanti specializzati abbastanza frequentato. Resta il fatto che lo Scup rappresentava un surrogato di servizio pubblico non autorizzato. Neanche a dirlo, la notizia dello sgombero ha scatenato le reazioni indignate della sinistra cittadina. Contrariato il vicesindaco Luigi Nieri: «Da rappresentante delle istituzioni mi chiedo: lo sgombero dello Scup era una priorità a Roma? La città ne aveva bisogno? Io non credo». Non solo una dichiarazione di facciata. La Giunta di centrosinistra, infatti, ha già comunicato che farà in modo, con le armi in suo possesso, di mettere il bastone fra le ruote ai proprietari: «L'amministrazione comunale – ha detto ancora Nieri - non solo ha già negato nei mesi scorsi il cambio di destinazione di uso per quello stabile, ma vigilerà con grandissima attenzione sul rispetto della destinazione d'uso della struttura. Quell'area è destinata a servizi pubblici locali e verde pubblico». Ieri mattina, ad opporsi allo sgombero sono arrivate diverse centinaia di attivisti da tutta la città. Nel pomeriggio, circa un migliaio hanno anche sfilato per le vie di San Giovanni, esibendo striscione, gridando slogan contro la polizia e il Comune e bloccando il traffico. Lo sgombero dello Scup segue di appena un giorno i sigilli messi alle cucine del centro sociale Corto Circuito e di pochi mesi gli sgomberi effettuati a vari quartier generali della sinistra radicale romana, come l’Angelo Mai, l’ex Cinema America o l’ex Cinema Volturno. Un’ondata di legalità stigmatizzata dal leader di Sel in Assemblea Capitolina, Gianluca Peciola: «A Roma la situazione è insostenibile – afferma - È in atto un'aggressione quotidiana agli spazi sociali, culturali e di aggregazione». Il gruppo di Sel in Campidoglio chiedeva anche di pensare a "uno spazio alternativo" per ospitare le attività dello Scup: hanno fatto prima gli attivisti, che hanno pensato bene di occupare un capannone in via Tuscolana, un vecchio deposito dell’Atac. Alla fine, almeno in termini di spazio, ci hanno pure guadagnato.
Sgomberato lo Scup dagli occupanti abusivi
Campidoglio L’immobile liberato dopo tre anni Nieri: «Vigileremo sulla destinazione d’uso»
