Una volta, sebbene sembri bizzarro, per visitare alcune parti o resti del Sepolcreto di via Portuense occorreva andare al drugstore. Oggi nemmeno tramite questo stravagante ingresso è possibile fare un giro. Sul sito della soprintendenza per i beni archeologici risulta non accessibile al pubblico, nel frattempo il supermarket non esiste più da anni. La storia che lega sacro e profano è decisamente unica. Il Sepolcreto, scoperto nel 1966 durante i lavori per la costruzione di alcune palazzine, si estende su gran parte dell’area oggi attraversata dalla modernavia Portuense. Lo stabile in questione ingloba negli scantinati i resti di cinque ambienti funerari della Necropoli Portuense. Gli ambienti vengono seriamente danneggiati in fase di costruzione. Quando la soprintendenza interviene non può fare più nulla per impedire lo scempio. Gli ambienti funerari rimangono chiusi al pubblico fino al 1982 quando i piani inferiori, fino ad allora adibiti a cantine e garage, vengono trasformati in locali commerciali aperti al pubblico. La soprintendenza ne segue la trasformazione con una campagna di studi, imponendo ai proprietari la realizzazione di vetrate di protezione e disponendo il trasporto al Museo Nazionale Romano dei materiali più preziosi. A lavori conclusi viene aperto al pubblico il Drugstore Museum, con ingresso dal civico 313 della Portuense. Le tombe romane si presentano in quell’anno circondate dalle affollate scansie del supermercato. Tuttavia la convivenza tra le funzioni commerciali e la necropoli romana si rivela da subito un esperimento infelice: la necropoli, specie nelle ore notturne e nella stagione fredda, finisce per diventare un bivacco per senza fissa dimora. Dopo anni di difficoltà la struttura viene chiusa.
Nel Sepolcreto si entrava dal drugstore
Una volta, sebbene sembri bizzarro, per visitare alcune parti o resti del Sepolcreto di via Portuense occorreva andare al drugstore. Oggi nemmeno tramite questo stravagante ingresso è possibile fare...
